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No alcol per gli under 16. Altro che proibizionismo, dopo Milano serve una legge nazionale

No alcol per gli under 16. Altro che proibizionismo, dopo Milano serve una legge nazionale
No alcol per gli under 16. Altro che proibizionismo, dopo Milano serve una legge nazionale
Pubblicato il 04 agosto 2009 | 10:55
Come avevamo ampiamente previsto, l'ordinanza del sindaco di Milano per rendere più efficaci le norme di legge che da sempre vietano l'assunzione di alcol ai minori di 16 anni ha suscitato un dibattito tipicamente italiano che ha per oggetto la validità o meno dei divieti parlando spudoratamente di 'proibizionismo”. Sociologi più o meno qualificati si sono stracciati le vesti nel segnalare che sarebbe nella natura dei giovani il ribellarsi e fare, quasi per partito preso, le cose proibite, dando per scontato una sorta di ribellione alla regola meneghina del 'no alcol”. Per fortuna queste stupidaggini che per troppo tempo hanno segnato molti dei confronti politici di questo Paese non sono più così di moda e sempre più Comuni hanno invece seguito l'esempio di Letizia Moratti, cercando di arginare quella che è una vera e propria emergenza nazionale, per troppo tempo tenuta in seconda fila. Dei deboli pensieri dei primi e delle pragmatiche iniziative dei secondi abbiamo giornalmente dato rilievo su 'Italia a Tavola” e continueremo a farlo, convinti che, insieme all'educazione sui tempi lunghi (e da qui il nostro plauso all'iniziativa di sensibilizzazione dei giovani che sta facendo il ministero della Salute), il rispetto delle leggi da subito sia un prerequisito indispensabile per garantire quel 'bere responsabile” che da sempre andiamo sostenendo con forza.

Chi parla oggi contro un pretesto di proibizionismo spesso lo fa magari in buona fede e quindi è giustificabile. Pensiamo a educatori e pedagogisti che, giustamente, insistono più sul valore della convinzione e della consapevolezza, che non su quello delle punizioni. Se ciò può essere vero in linea teorica, non si può però far finta di non sapere che gli adolescenti sanno bene che la loro, come quella degli adulti, è una vita che si muove come in uno slalom fra permessi e divieti. è vietato guidare per chi non ha la patente, come rubare o uccidere. Ma non è che perché esistono queste proibizioni i giovani minorenni guidano tutti un'auto per ribellione, o assaltano banche o fanno sfide all'ultimo sangue. Quelli che lo fanno sono per fortuna esigue minoranze. Lo stesso dovrebbe avvenire per il bere alcolici, attività che non è proibita solo dalla signora Moratti, ma è vietata dalla legge italiana. E qui sta il problema, come molte norme in Italia, questa finora non è stata applicata e i ragazzini si sono spesso trovati a confrontarsi con genitori e gestori di locali che, chi per quieto vivere in famiglia e chi per interessi di cassetta (non proprio sacrosanti), hanno chiuso un occhio quando i minorenni alzavano troppo il gomito.

Una situazione che una società civile non può più sopportare. Sia per l'incolumità dei giovani, sia per quella degli adulti che possono essere coinvolti. è quindi più che giusto che i genitori debbano pagare una multa per il mancato controllo dei figli. Ma ugualmente è più che giusto che anche i baristi ne debbano pagare il conto quando non rispettano la legge. E in proposito non stupisce che le critiche più pesanti (anche solo con l'uso fuori luogo del termine 'proibizionismo”) vengano proprio dal sindacato dei locali da ballo. Il ragionamento di Silb-Fipe è che i divieti possono sortire l'effetto contrario, cioè indurre i giovani ad infrangere le regole. Sarà, ma a noi questi ragionamenti sanno un po' troppo di coda di paglia e puzzano di difesa d'ufficio di una categoria a cui non piace molto dover chiedere i documenti ai giovani al bancone e che, guarda caso, a Milano è sotto inchiesta per corruzione nella gestione delle licenze o per mancati rispetti delle norme antincendio. Renato Giacchetto, presidente nazionale della Silb, ha parlato addirittura di 'demonizzazione” riferendosi al consumo di alcol nelle discoteche. Forse pensava a quelle di altri Paesi, oppure voleva ricordare che nelle discoteche oltre all'alcol circola droga e prostituzione? Chissà... Anche se ha ragioni da vendere quando ricorda che l'alcol non è venduto solo all'interno dei locali, ma pure in chioschi e nei camion-bar itineranti che andrebbero duramente colpiti. E il suo vice Antonio Flamini, improvvisandosi pedagogista oltre che gestore di locali da ballo, dice che con questo proibizionismo «stiamo togliendo ai giovani la speranza nel futuro e quindi la voglia di approfondire qualunque cosa per capire cosa è giusto o sbagliato, cosa serve veramente e cosa è inutile. Stiamo creando una generazione di confusi, di giovani che non sanno 'chi sono, che cosa fanno e dove devono andare”». Francamente una somma di banalità su cui sarebbe meglio stendere un velo pietoso...

Ma al di là di tutte le polemiche, se anche la Silb ha ragione nel chiedere dei progetti educativi seri (che richiedono tempi lunghi), non si può pensare di attendere passivi che una nuova generazione possa essere educata meglio. Dobbiamo anche salvare dal baratro gli adolescenti di oggi. E questo è il vero problema. Le norme dei singoli sindaci possono anche essere inefficaci se non accompagnate da adeguati controlli istituzionali. Da qui la necessità di risolvere alla radice il problema attraverso una nuova legge nazionale che faccia realmente pulizia e responsabilizzi tutti, dalle forze di polizia ai gestori di bar. Il presidente del Consiglio ha sostenuto l'iniziativa della Moratti invitando tutti i Sindaci italiani ad imitarla. A Silvio Berlusconi ci permettiamo di proporre di varare a livello di Governo una nuova legge che estenda a tutto il Paese l'esperienza di Milano. Alla fine anche tutti i baristi italiani onesti (che sono la stragrande maggioranza) gliene saranno grati.

Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net


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