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Qualità a tavola per uscire dalla crisi

di Alberto Lupini
direttore
 
31 luglio 2012 | 10:48

Qualità a tavola per uscire dalla crisi

di Alberto Lupini
direttore
31 luglio 2012 | 10:48
 

Spread e rapporto debito/Pil sembrano essere oggi i soli parametri su cui giudicare la solidità e la solvibilità di un Paese. E quasi di conseguenza il valore del sistema produttivo. Ma ciò vale per gli speculatori, le agenzie di rating o il mercato finanziario che a conti fatti non hanno etica o credibilità, visto che l'attuale disastro è partito proprio dalle operazioni banditesche fatte negli scorsi anni negli Stati Uniti. A causa di quegli errori i risparmi delle famiglie (e in Italia eravamo fra i primi al mondo) o le garanzie immobiliari delle aziende sembrano non valere più nulla in questa sorta di terza guerra mondiale in cui tutti combattono contro tutti, compresi i Paesi europei solo virtualmente divisi fra formiche e cicale.

Eppure le cose che contano davvero, dal lavoro agli ettari di terra, sono lì, sotto gli occhi di tutti, e non possono essere certo due gnomi cinesi o un investitore pirata tedesco a cambiarne il valore vero. Fuor di metafora è forse tempo che qualcuno ripristini il giusto valore delle attività e non pensi di gettare la spugna perché i titoli in Borsa oggi non valgono quasi più nulla.

Ciò vale in particolare per il mondo della ristorazione, che paga pesantemente la riduzione del potere d'acquisto dei consumatori e, quasi in misura analoga, politiche sbagliate di gestione, spesso orientate ai grandi numeri (che oggi non ci sono più) o a costose ed inutili promozioni per inseguire punteggi delle guide o articoli sui giornali.

Uscire dalla crisi ha già imposto sacrifici e altri ne imporrà ancora (soprattutto se non si userà la scure per tagliare i costi della casta politica), ma ce la possiamo fare se avremo come obiettivi la qualità e la trasparenza. Che per un ristoratore significa alla fine attenzione prioritaria alle materie prime e rapporti diretti con produttori seri. Nuove relazioni fra gli operatori della filiera agroalimentare sono la sfida vera dei prossimi mesi per uscire dalla crisi il meno bastonati possibile.

Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net


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31/07/2012 17:26:00
1) Siamo al collasso
1) Dopo il fallimento dei nostri politici che con le loro diplomazie da quattro soldi, continuano a fare propaganda per loro stessi interresi, come se loro sono innocenti e noi i colpevoli, che continuiamo a tirare la caretta, tenendo aperte i nostri esercizi che sono un vero collasso economico, tra tasse,e pressione fiscale. Caro direttore essendo lei una persona attiva sull'enogastronomia, tante che nei suoi editoriali cerca sempre di mettere a fuoco le varie tematiche, se mi si consente proporrei ai vari governi di rilevare le nostre aziende, in cambio chiediamo solo un posto di lavoro. Dato che non sono capaci di ridurre la pressione fiscale, penso che almeno un po' di coscienza ce l'hanno, per farci respirare senza ossigeno, guardate non voglio fare il moralista, so bene che ci sono politici che vogliono trovare delle soluzioni, ma ai me e una piccola minoranza, se ricordate nel film 'i cinque giorni della civetta' di Pasquale Squitieri ad un tratto uno dei protagonisti disse ormai gli uomini sono rimasti pochi, poi ci sono gli uominichi, i ruffiani che sono diventati un vero esercito, e dolce si fune i cosiddetti qua quara qua, ho voluto citare questa parodia per far capire che il resistere per il quieto vivere non porta a nessuna parte.