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lunedì 31 marzo 2025  | aggiornato alle 23:21 | 111474 articoli pubblicati

Intervista a Chiara Soldati: «il vino italiano ha un futuro, ma serve coraggio»

Grazie ad un'attenzione al mercato, La Scolca aveva affiancato ai suoi Gavi blasonati un vino low alcol oggi venduto in tutto il mondo. Per Chiara Soldati bisogna sapere cambiare per tempo senza rinunciare alla propria storia. Il Gavi dei Gavi Black Label 2023 al centro della cena di gala offerta da Re Carlo III per celebrare l'amicizia fra Inghilterra e Italia

di Alberto Lupini
direttore
09 febbraio 2025 | 13:53
Intervista a Chiara Soldati: «il vino italiano ha un futuro, ma serve coraggio»
Intervista a Chiara Soldati: «il vino italiano ha un futuro, ma serve coraggio»

Intervista a Chiara Soldati: «il vino italiano ha un futuro, ma serve coraggio»

Grazie ad un'attenzione al mercato, La Scolca aveva affiancato ai suoi Gavi blasonati un vino low alcol oggi venduto in tutto il mondo. Per Chiara Soldati bisogna sapere cambiare per tempo senza rinunciare alla propria storia. Il Gavi dei Gavi Black Label 2023 al centro della cena di gala offerta da Re Carlo III per celebrare l'amicizia fra Inghilterra e Italia

di Alberto Lupini
direttore
09 febbraio 2025 | 13:53

Che i suoi vini siano da decenni fra i simboli dell’enologia italiana è noto. Come che la titolare della cantina sia una delle regine di quel made in Italy ammirato in tutto il mondo. Non è quindi una sorpresa che La Scolca e Chiara Soldati siano state fra le principali protagoniste della serata in cui Re Carlo III d’Inghilterra ha voluto celebrare, nella sua residenza privata di Highgrove House, nel Gloucestshire, il secolare rapporto di amicizia fra Italia e Gran Bretagna che si consolida fra cultura e buona tavola.

E a rappresentare l’enogastronomia italiana, un ruolo di primo piano lo ha giocato proprio la cantina piemontese La Scolca, il cui Gavi dei Gavi Black Label 2023 ha accompagnato ben due dei piatti proposti nel corso della cena di gala curata da Francesco Mazzei, da anni raffinato ambasciatore della cucina italiana nel mondo. A presentarli, ovviamente Chiara Soldati, quarta generazione della famiglia anima e simbolo di eccellenza per il Gavi. Con lei, a rappresentare l’Italia, l’Ambasciatore Gran Bretagna, Inigo Lambertini.

Il perché di una simile attenzione verso La Scolca è chiaramente legato alla conclamata qualità dei suoi vini. Ma non secondaria è certamente la professionalità dell’imprenditrice Chiara Soldati, non a caso fra le poche donne in Italia ad essere stata nomina Cavaliere del lavoro. Nel suo caso ciò che conta è la “visione” e l’attenzione al mercato che le ha permesso di traghettare un blasone enologico verso le nuove richieste del mercato, a partire dalla domanda dei giovani per vini un po’ più semplici e con meno alcol, come nel caso del Corte Gaia che è stato uno dei primi vini bianchi, e in epoca non sospetta, a “tagliare” di qualche grado l’alcolicità… Il tutto coincidendo, forse non a caso, con l’ingresso in azienda della quinta generazione della famiglia 3 anni fa.

Intervista a Chiara Soldati: «il vino italiano ha un futuro, ma serve coraggio»

Chiara Soldati con l’Ambasciatore italiano in Gran Bretagna, Inigo Lambertini, al centro con Re Carlo III e a destra con lo con lo chef Francesco Mazzei

Cogliamo l’occasione della sua partecipazione alla festa del Re d’Inghilterra per affrontare con lei lo stato di salute del mondo del vino italiano, anche in vista di Wine Paris dove porterà, fra gli altri vini , i Gavi Docg etichetta Bianca e Nera e il Corte Gaia  (sintetizzati nella foto di anteprima).

A La Scola una tradizione "visionaria" per innovare il mondo del vino

Partiamo da fissare i punti di cosa può influenzare oggi il consumo del vino…

Diciamo che c’è uno scenario particolarmente interessante da punto di vista geopolitico: dall'amministrazione Trump, Dazi e non Dazi, low alcol, a come stanno cambiando i consumi dei giovani. Il mondo del vino sta attraversando un momento in cui deve ritrovare la sua identità e, forse, affermare la sua identità. Io ho cominciato a lavorare nel mondo del vino nel 93, sono passati un po' di anni e ho visto tanti cambiamenti, tanti adattamenti al mutare del mondo e devo dire che questo 2024 ha messo sul piatto delle challenge importanti.

Intervista a Chiara Soldati: «il vino italiano ha un futuro, ma serve coraggio»

Chiara Soldati riceve le insegne di cavaliere del lavoro

Cosa deve fare oggi il produttore italiano di vino per rimodulare la sua presenza sul mercato. Qualche dubbio su come si è fatto finora bisognerà pur porselo, o no?

Nel mio background ci sono 105 anni di azienda, 4 generazioni e un DNA, diciamo, visionario. Penso che in questo momento uno non debba mai perdere la propria identità e la propria autenticità, ma non bisogna essere statici, perché la staticità in questo momento equivale a perdere posizioni, a lasciarsi trasportare da una corrente che non porta agli obiettivi che uno si vuole prefiggere. Oggi abbiamo di fronte un cambio generazionale anche del consumatore e degli operatori. Prendiamo l'Italia, è caratterizzata dal numero più alto di Doc e Docg, quindi, i nuovi sommelier hanno bisogno di essere interessati a questo patrimonio così diverso, anche perché sappiamo che ai giovani piace l'autenticità.

Avvicinare i giovani alla grande varietà e autenticità dei vini italiani

L'Italia ha un ventaglio di offerte importanti e quindi dobbiamo interessare i giovani a questo nostro grande bagaglio di offerta e di autenticità. E poi non bisogna aver paura dei cambiamenti. Come azienda due anni fa abbiano proposto un vino a basso grado alcolico (Corte Gaia), ottenuto naturalmente con una vendemmia anticipata (parliamo di un grado alcolico di 9,3%vol, con 52 chilocalorie e 0 zuccheri). Ma non è tutto. Questo è un vino certificato sostenibile e con un packaging che non solo è riciclato in tutte le sue parti: il tappo è infatti ottenuto con le plastiche recuperate dagli oceani. Quindi, più noi vendiamo questo prodotto, più siamo virtuosi perché a fine anno Nomacorc, attraverso un programma sperimentale, ci dice la quantità di plastiche che abbiamo recuperato dagli oceani.

Intervista a Chiara Soldati: «il vino italiano ha un futuro, ma serve coraggio»

Ferdinando Caracciolo di Vietri con la mamma Chiara Soldati

E quante bottiglie avete venduto finora di questo vino?

Siamo su 35-40 mila bottiglie in diverse zone del mondo. Abbiamo cominciato adesso negli Stati Uniti, in Germania, in diversi paesi dell'est Europa, paesi che sono più sensibili alla problematica dell'alcol. Ma c’è interesse anche in Italia. È il vino della pausa pranzo, è il vino da bere d'estate nei beach club, è un “vino responsabile” e devo dire con grande orgoglio che mio figlio Ferdinando (Caracciolo di Vietri, ndr) , che è un under 30, nonché la quinta generazione dell'azienda, ha creato intorno a questo prodotto una wine experience dedicata agli under 30.

Questo è un approccio sperimentale per vedere come poteva funzionare sul mercato, cosa porterà in termini più massicci rispetto alla tendenza del low alcol?

Sono molto orgogliosa di averlo fatto, in modo coraggioso, in un'azienda storica, tradizionalmente nota per etichette premium, super blasonate, con lunghi invecchiamenti. Nella mia famiglia noi abbiamo questo DNA “soldatiano”, ben ricordiamo Mario Soldati, per cui qui ci piace anche andare un po' fuori dal solco del convenzionale.

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La Scolca

Chiara Soldati: dopo 3 anni di low alcol sappiamo che possiamo avere alternative senza rinunciare ai vini più importanti

Dunque, un bilancio positivo…

Dopo 3 anni di questo vino, il mio bilancio è più che positivo, perché ci ha permesso di dialogare con un pubblico nuovo, diverso, in maniera parallela e differente da quella del nostro business tradizionale, avvicinando nuove categorie di consumatori, i giovani e il pubblico femminile che sta più attento alle calorie, dando una chiave di lettura nuova a quello che può essere il mondo del vino, alternativa e complementare. Questo prodotto è un modo anche per avvicinarsi alla nostra azienda in una maniera moderna, senza ovviamente perdere le radici e la nostra esperienza negli anni.

Come era nato?

È un blend di Cortese e Sauvignon. Quindi ha un lato anche aromatico, un aspetto che a noi mancava. Producendo anche Sauvignon abbiamo deciso di cominciare questa sfida.

Un vino nato da una sfida nella tradizione di famiglia

Dopo avere lanciato la sfida aumenterete i volumi o aggiungete qualche altra etichetta?

Continuiamo con questa etichetta. Noi produciamo le etichette solo quando le sentiamo. C'è un lato romantico nella produzione delle etichette, come è nato il D’Antan, quando io ho cominciato a lavorare con mio papà e abbiamo cominciato questo progetto insieme. Anche questo low alcol è nato in un periodo famigliare di training e di stage di mio figlio. Diciamo che ogni prodotto ha un po' una sua storia che non è solo dettata dalle esigenze commerciali, ma anche un po' dal sentiment di famiglia.

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Chiara Soldati

 Perché l’avete chiamato Corte Gaia?

Si chiama Corte Gaia perchè si riferisce a realtà di casa, al cortile delle fascine agricole dove si sta insieme, dove alla sera i bambini giocano. È un prodotto che deve comunicare una sua leggerezza, una sua spensieratezza.

Quante bottiglie produce nel complesso La Scolca?

Poco meno di un milione di bottiglie.

Quindi c'è ancora molto spazio per incrementare questa etichetta.

Noi siamo dei passisti, un passo per volta… siamo piemontesi, questo ci caratterizza nella prudenza.

MI pare di capire che non pensate di procedere verso un no alcol?

Al momento no. Ma io plaudo all'iniziativa del Ministro Francesco Lollobrigida che ha dato la possibilità alle aziende italiane di essere competitive. Sono contenta di questa opportunità.

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Vigneti de La Scolca

Il mercato americano resterà importante per i vini italiani, dazi o non dazi

Come valuta il mercato internazionale, a partire dagli Stati Uniti dove non è chiaro cosa succederà e dove sembra si sia fatto un po' di incetta di vini italiani verso la fine dell'anno, probabilmente per anticipare l'arrivo dei Dazi. Come lo vive?

Io ero nel mercato americano a novembre e adesso tornerò a marzo. Sicuramente questo momento di incertezza non è un fattore positivo, ma quello che ho constatato nel corso del 2024 - io visito il mercato americano quattro volte all'anno - è che i vini premium, i vini che hanno una storia, un background culturale, che trasmettono un patrimonio valoriale importante, hanno sicuramente un appeal maggiore. Oggi un vino italiano ha da competere con vini del Nuovo Mondo, con vini che hanno poca storia mentre noi possiamo vantare su un background di storia, di cultura, di qualità importante e questo sicuramente viene premiato.

C’è chi prefigura un periodo di crisi negli States per il vino italiano …

Ci vuole a volte un grande sforzo, perché nulla avviene facilmente, ma io non vedo il panorama così fosco, lo vedo impegnativo e faticoso, ma sicuramente il vino italiano può ancora dire molto sul mercato americano. I dati recenti di questo cambio dollaro-euro positivo a favore del dollaro potrebbero mitigare qualsiasi tipo di iniziativa che potrà avere Trump. In ogni caso, il vino italiano ha sempre molto da dire, proprio perché non è un vino generalista, ma ha delle denominazioni fortissime, di grande storia, di grande tradizione. C’è ancora un margine per non perdere questa partita.

Attenzione ai competitor come Nuova Zelanda o Australia

Il margine lo vede anche sul lato dei prezzi? A parità di qualità rispetto ai francesi i nostri vini hanno magari delle possibilità di crescita perché costano di meno…

Assolutamente si. Secondo me l'Italia vince nei confronti dei francesi e l'abbiamo visto anche nei dati che hanno premiato il Prosecco, la nostra categoria di spumanti e anche i bianchi. I rossi stanno soffrendo un po' di più. Certo ci sono grandi competitor, come  Nuova Zelanda che, mi riferisco anche agli ultimi dati statistici delle vendite, è sicuramente da monitorare.

 Anche perchè pure i vini della Nuova Zelanda sono migliorati e hanno buoni prezzi

Sono competitivi, hanno un tasting che si avvicina molto a quello che è il gusto americano, e quindi tra tutti i paesi che sono da monitorare ci sono Nuova Zelanda e Australia. Ma non solo sui mercati degli Stati Uniti, anche in Germania. Ho visto i dati a gennaio quando sono andata in Germania a fare il meeting con il mio importatore tedesco: sicuramente Nuova Zelanda sta prendendo posizioni in Germania.

Quanto vale per voi il mercato americano?

Il mercato americano è storicamente un mercato importante per tutte le categorie di produzione del Made in Italy. Noi siamo nel mercato americano dagli anni ’60: è indubbiamente un mercato importante. Negli anni abbiamo però diversificato e oggi esportiamo in 60 paesi nel mondo.

Servono nuove strategie commerciali e un'attenzione alle esigenze dei giovani consumatori

Avere più mercati di esportazione è da sempre una scelta strategica per le aziende…

Quello che ho visto negli anni con le crisi dall'11 settembre al 2008 con Lehman Brothers, ci ha spinto a diversificare, così che oggi potremmo bilanciare eventuali cali negli Stati Uniti. Sono comunque molto contenta perché ho chiuso un 2024 in positivo negli Stati Uniti, non solo consolidando, ma incrementando le nostre posizioni. Si tratta di un mercato in evoluzione e dove va posta attenzione alla componente giovanile. Apro la rassegna stampa tutte le mattine e vedo che una delle tematiche ricorrenti è il consumatore giovane negli Stati Uniti: che cosa cerca, come si sta allontanando dal vino, perché lo storytelling è troppo vecchio. Quello che noi stiamo cercando di fare è invece proporre, con politiche commerciali, in maniera nuova i valori che noi rappresentiamo alle nuove generazioni.

Ad esempio?

Noi abbiamo il nostro Gavi prodotto con vigneti intorno ai 20 anni di età ed è il prodotto che io sto proponendo “by the glass” proprio per poter avvicinare la nuova clientela alla denominazione, al trend, a un vitigno che è alternativo ai vitigni che magari i giovani normalmente stanno avvicinando, che conoscono.

Quindi giocare anche molto sulla curiosità, stimolare la curiosità di qualcosa di diverso, di nuovo, che può arricchire quello che è la loro conoscenza.

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Corte Gaia e Docg Gavi di Gavi

Cioè, per intenderci, sul mercato americano il vino bianco italiano può essere anche Gavi?

 Assolutamente sì, ma senza entrare in conflitto con altri competitor storici.

L’idea è far conoscere una varietà nuova per quel mercato e avere una possibilità di scelta e di assaggio. E quindi, come dicevo prima, non è il momento per essere pigri, quindi bisogna studiare, analizzare, mettere in campo dei nuovi format. Ma è anche giusto perché poi in fondo il genere umano è un genere in evoluzione; quindi, noi non possiamo pensare che la stessa ricetta vada bene per più di 10 anni. Il mondo oggi va incontro ai cambiamenti ogni 5 anni, o anche più frequenti, e quindi il mondo del vino deve reinventarsi, però senza perdere la propria identità.

 Parlava anche di nuovi format, uno nuovo è ad esempio l'utilizzo di un tappo di plastica, come avete fatto….

Certo, sì, sul low alcol sì, perché è permesso.

Una scelta storica: puntare sulla sostenibilità reale

E sul packaging più complessivo della bottiglia?

Noi siamo certificati sostenibili, quindi abbiamo etichette di carta recuperata, abbiamo i cartoni con carta recuperata, abbiamo alleggerito il peso del vetro per avere meno emissioni nel momento del trasporto. Insomma, abbiamo fatto già da tempo tutta una serie di accorgimenti, sia riguardo al packaging, ma anche a livello proprio aziendale. Siamo quasi arrivati al 100% della superficie fotovoltaica per avere un'energia green. Abbiamo un sistema di recupero delle acque per poterle poi utilizzare per l'irrigazione, per il lavaggio dei nostri impianti.

Ma sono cose che facevamo da tempo. Llo faceva già mio padre anni fa. Quindi io non ho fatto altro che poi continuare questa strada e renderla più moderna. Ma un po' perché noi siamo un'azienda, come tante altre in Italia, che guarda al futuro e quindi lasciare un'eredità alla nuova generazione che sia virtuosa. E questo è importantissimo, quindi non usare fitofarmaci in vigneto, adottiamo veramente una filosofia green, ma non perché fa marketing, ma perché ci crediamo.

In questa logica, c’è chi adesso propone addirittura, per vini che non debbano avere un grande invecchiamento, delle confezioni assolutamente rivoluzionare, cioè contenitori di plastica rivestiti poi di cartone che sembrano bottiglie. Cosa ne pensa?

No, su questo non riesco, anche perché parallelamente ai vini più smart, più giovani, io faccio un vino invecchiato Gavi oggi a listino del 2011, quindi assolutamente con un bel tappo Diam: quindi no, assolutamente no a soluzioni così alternative.

Intervista a Chiara Soldati: «il vino italiano ha un futuro, ma serve coraggio»

Lavoro in vigna a La Scolca

In pratica si sente soddisfatta di quanto state facendo, anche sui vini di grande longevità?

È un gran risultato, un grande investimento di tempo, di fatica, di pazienza. È un prodotto che negli anni è cresciuto, ha avuto sempre più apprezzamenti dal mercato. E poi è un po' il nostro modo per dire che il vino bianco non è solo il vino che si beve nell'annata, ma è il vino che può, come i vini rossi, sprigionare grandi possibilità di invecchiamento…

Che è poi quello che ci permette di competere con i francesi ….

Assolutamente. Lo vedo molto bene in Francia. Infatti parteciperò al Wine Paris con il mio importatore francese, oltre che per i mercati internazionali, ma anche proprio per il mercato francese.

Si possono fare vini più semplici solo se si fanno bene quelli complicati...

Del resto questo è il piano dove si giocano le sfide maggiori

È un po' come lo chef, lo chef ama fare piatti complicati. Poi fa anche le insalate light, come il nostro Corte Gaia. Ma lo chef, come il produttore, ama poi cimentare con qualcosa di più complicato.

Ma il cuoco come il vignaiolo può fare bene cose quello semplici perché sa fare quelle complicate. Se fa solo una cosa semplice poi non va da nessuna parte.

Esattamente.

Intervista a Chiara Soldati: «il vino italiano ha un futuro, ma serve coraggio»

Area ospitality a La Scolca

 Per concludere cosa serve oggi a La Scolca?

L'azienda è in continua crescita. Abbiamo appena finito da due anni la nuova cantina, la nuova linea di imbottigliamento, tutta 4.0, una nuova zona dedicata alle Wine Experience, che è un aspetto a cui io tengo molto, perché è un modo anche per fare educazione del territorio e avvicinare il consumatore in una maniera più profonda a quello che è la storia, la cultura, la tradizione del nostro territorio. La mia famiglia ha creato la DOCG, la DOC, insomma è ovvio che noi stiamo affezionati al nostro territorio, lo dimostriamo scegliendo di generazione in generazione questa strada.

Sicuramente non ci fermiamo, e questo è un valore che è insito in questa mission che noi abbiamo, perché la passione, l'entusiasmo e credere in quello che facciamo è un po' il segreto che ci ha portato ad avere 105 anni (quest’anno 106). Sicuramente uno dei progetti dei prossimi anni sarà quello di creare un piccolo museo in quella che, nel 1919, era stata la prima cantina di La Scolca.

La Scolca
strada per Rovereto 170/r 15066 gavi (al)
Tel 0143 682176

© Riproduzione riservata STAMPA

 
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