Don Evandro a Popoli, un ristorante tra arte e territorio

A fondarlo nel 2018 lo chef autodidatta Pierluigi Antonucci che crea piatti di alta ristorazione inserendo prodotti locali spesso considerati di serie b come la cipolla di Popoli, la trota o i gamberi di fiume

09 gennaio 2023 | 08:30
di Eleonora Lopes

Siamo a Popoli, nella provincia di Pescara, nel paese che ha dato i natali a Corradino D'Ascanio, inventore della mitica Vespa Piaggio. Qui sorge il ristorante Don Evandro. Nato nel 2018, alla sua guida c’è Pierluigi Antonucci, chef autodidatta.

Proprio quest’anno il ristorante ha compiuto quattro anni. Pierluigi, 40 anni appena fatti, laureato all’Accademia Belle Arti a Bologna, ha un passato da artista ma stanco della vita frenetica milanese decide di tornare a Popoli, sua città natale e di aprire, insieme alla sua allora compagna Eugenia, Don Evandro. Anche Eugenia Antonucci, 34 anni, laureata in Lingue a Pescara, è completamente autodidatta, ma ha scelto di seguire questa avventura sin dall’inizio al fianco di suo marito.

Il nome del ristorante è un omaggio al nonno, Evandro, di famiglia di pescatori di gamberi, Pierluigi glielo ha dedicato perché avrebbe tanto voluto aprire un ristorante.  Popoli agli amanti del vino è nota per la Cantina Valle Reale, gioiello abruzzese del patron Leonardo Pizzolo che li sostiene fin dal principio coinvolgendoli anche negli eventi della sua bellissima struttura.

Sapori di famiglia e inediti

Il loro menu è un mix tra sapori e consistenze inedite, ricordi, famiglia e viaggi. «Tra i piatti che mi rappresentano maggiormente c’è la “Linguina burro e camino” - dice Pierluigi - perché è un piatto venuto fuori da un ricordo profondo, di quando mia madre, da bambino, mi preparava la pasta al burro e in casa c’era sempre l’odore e il suono del camino acceso. L’altro motivo, non meno importante, è la duplicità del piatto, bianco e nero, apparente semplicità e complessità nel gusto, si prova stupore nel mangiarlo perché il primo boccone è totalmente diverso dall’ultimo. Un piatto che evolve assaggio dopo assaggio, è un bambino che diventa adulto, parla di me». 

Quello che sorprende è che quasi tutti i piatti dello chef sono realizzati con materie prime povere come cipolla e porro o pesci considerati comunemente di serie b come la trota o i gamberi di fiume. A questi si aggiungono i magnifici formaggi di Nunzio Marcelli di Anversa degli Abruzzi, il maiale nero di Vittorito, la Ventricina del Vastese, lo zafferano dell’Aquila. La transumanza abruzzese viene fuori anche nel dolce, “Una pecora ai Tropici”: ricotta, frutto della passione, cioccolato e dulce de leche. «Nella mia cucina c’è l’Abruzzo, ma più precisamente Popoli - spiega lo chef - che è il luogo in cui sono cresciuto e le sue tradizioni culinarie sono parte di me. I miei piatti non parlano dell’Abruzzo nella sua interezza ma provano ad indagare le tradizioni del mio paese, di queste acque, di queste montagne e delle materie prime che qui si utilizzavano quotidianamente, il tutto attraverso i miei occhi. Ogni luogo ha un mondo infinito da esplorare».

Un percorso ad ostacoli

A Pierluigi sicuramente non mancano coraggio e determinazione, non è semplice rimettersi in gioco e iniziare a cucinare a 35 anni da autodidatta, ma dai suoi piatti si evince che ha preso la scelta giusta: gusto, territorio ed estetica ereditata dalla sua formazione artistica sono i tratti identitari della sua cucina. «Provengo dal mondo dell’arte - ci dice lo chef - della pittura e in quel contesto ho capito che definire il proprio lavoro non è mai cosa facile perché, se lo si fa con onestà, quel lavoro è noi stessi e non è facile “definirsi”. Un grande artista, Enzo Cucchi, con il quale ho avuto modo di lavorare, disse una frase importantissima ovvero che “i quadri hanno le gambe, vanno dove vogliono”; ecco, penso esattamente la stessa cosa della cucina, la mia cucina ha le gambe, ciò che faccio è solo indirizzarla verso un paesaggio fisico, un luogo reale oppure in un ricordo e nella sua evanescenza».

«La mia cucina - prosegue - parla di me, della mia famiglia, delle mie esperienze e del luogo in cui sono cresciuto e dove ho deciso di tornare, passeggia tra questi concetti, questi luoghi per nascere e poi si sposta dove vuole. L’intenzione che muove il tutto è sicuramente, però, la ricerca di una cucina sincera, tecnica, priva di fronzoli estetici e che punta sempre all’eleganza nel gusto. Questi concetti si possono ritrovare ad esempio nel piatto “Trota, pinoli ed elicriso”. Mia nonna mi raccontava sempre di quando andava in montagna a raccogliere le pigne per accendere il fuoco perciò ho immaginato questo suo percorso che parte dal fiume, attraversa i sentieri di montagna che profumano di elicriso per trovare, infine, le pigne quindi i pinoli».

La sala è curata con armonia e professionalità da Eugenia. «All’inizio per me era un mondo tutto nuovo, -racconta Eugenia- ho voluto seguire Pierluigi e ho imparato un mestiere da zero. Chiaramente devo crescere ancora tanto, ma passione e volontà non mancano».

A soli quattro anni dall’apertura in un luogo difficile e lontano dalle solite mete gastronomiche, si è iniziato a parlare di loro anche nelle Guide. 

Ora la giovane coppia pensa al futuro con entusiasmo ed energia. «È da diverso tempo che siamo alla ricerca di un nuovo locale nostro - conclude la coppia- che rispecchi a pieno ciò che siamo e che possa accogliere i nostri ospiti nel modo migliore possibile, ma soprattutto che fornisca ai miei piatti la cornice giusta. Altro progetto è quello di ripristinare l’autorevolezza e la produzione della Cipolla di Popoli, una materia prima straordinaria e che sta pian piano scomparendo».

 

Don Evandro
via Beato Nunzio Sulprizio 11 - 65026 Popoli PE
Tel 388 887 6858

 

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Alberto Lupini


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