Più che a un monumento “materiale”, tangibile, architettonico, questa volta la ricetta (tanto tradizionale quanto innovativa) la troviamo nel mondo della pizza e, soprattutto, è dedicata a un patrimonio “immateriale” dell'umanità, che ben si incastona con le celebrazioni di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025.
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La pizza “Radici” di Vincenzo La Porta
La pizza “Radici” di Vincenzo La Porta
È la pizza “Radici”, del giovane Maestro Pizzaiolo Vincenzo La Porta, della Pizzeria “Le Fontanelle” a Raffadali, nelle campagne agrigentine. Già, poiché è proprio alle tradizioni contadine, agresti, campagnole che “Radici” si richiama ed è dedicata, con tutto l'amore che questo brillante “artista” della gastronomia siciliana mette come ingrediente, poi non così tanto segreto.
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Vincenzo La Porta
«La pizza Radici, con i suoi ingredienti isolani, fa parte del cuore stesso della cultura gastronomica raffadalese, il mio paese d'origine - ci spiega Vincenzo La Porta. - I prodotti che utilizzo per realizzare questa pizza si richiamano alla tradizione contadina del cuddiruni, strizzando l'occhio a prodotti più contemporanei. Un dialogo tra passato e presente, che si proietta anche in un futuro dove la pizza ha sempre più importanza. La base è uno stracotto di pomodoro siccagno, che cresce anche in situazioni di siccità idrica, pomodoro pizzutello arrosto e concentrato di pomodoro, per continuare con delle biete direttamente a km zero ripassate in padella, dei ciuffetti di ricotta di capra girgintana e del primosale al pepe, per concludere con una spolverata di ‘muddica atturrata' aromatizzata, ricetta segreta di famiglia. É un omaggio alla semplicità gastronomica raffadalese, alle sue vallate e alle sue dolci colline, dove ogni ingrediente affonda le radici (appunto!) nel cuore del mio generoso territorio».
Un legame tra gastronomia e territorio
In effetti, chi almeno una volta è stato tra quelle dorate e silenziose campagne, sa bene che costituiscono esse stesse un monumento alla natura siciliana. Si respira tutta l'aria della cultura contadina, pacata e laboriosa, così come a volte potrebbe sembrare all'improvviso di vedere spuntare all'orizzonte qualche personaggio sbucato dalle pagine delle opere pirandelliane, tra il fantastico e il reale.
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L'esterno della pizzeria Le Fontanelle di Raffadali (Ag)
Ma soprattutto, sono anche le tradizioni gastronomiche del luogo, come i profumi e i sapori delle pizze di Vincenzo La Porta, o come il pistacchio di Raffadali Dop, ad attirare migliaia di commensali e buongustai ogni anno nella zona.
Turismo gastronomico e riconoscimenti
Quando più di una volta siamo andati a trovarlo, ci ha raccontato che sono numerosi anche i turisti stranieri che, affascinati da quelle terre, alla fine hanno addirittura acquistato casa per trascorrere lì momenti di relax e di serenità. Di Vincenzo La Porta e de “Le Fontanelle” abbiamo già scritto in passato e fa piacere notare come, di anno in anno, la sua consapevolezza e saggezza gastronomica cresca, maturando proprio come quelle campagne e i loro frutti che Vincenzo vuole celebrare in cucina.
Storia e tradizione di Raffadali
Abitato da poco più di diecimila abitanti, il Comune di Raffadali affonda le proprie “Radici” (anche qui il richiamo della pizza!) in epoca medievale, come casale arabo e in epoca normanna divenne feudo della famiglia Montaperto. Ebbe altri due periodi di più o meno sviluppo: prima nel Cinquecento e poi, nel XIX secolo, come capoluogo di circondario del Regno delle Due Sicilie.
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Raffadali (foto: www.visitvalledeitempli.it)
Anche se recentemente si è sviluppato molto il comparto artigianale, le sue vere tradizioni e il suo sviluppo economico hanno le loro basi nell'agricoltura, a cominciare dalla coltivazione del pistacchio e proseguendo con l'ulivo e la mandorla. Con il suo sguardo antico e un po' assopito, la cittadina domina la Valle del Drago e padroneggia nell'entroterra agrigentino. Le sue colline appaiono come morbide protuberanze della sua estensione, incastonate poeticamente nel suo paesaggio e nei suoi orizzonti.
Origine del nome Raffadali
Sembra che la derivazione del toponimo "Raffadali" venga dall'unione del termine saraceno raffa, che significa "terra", con il nome "Alì". L'area in cui sorge l'attuale cittadina avrebbe fatto parte della Terra di Alì, comandante della fortezza araba di Guastanella.
Secondo un documento risalente al Quattrocento, si farebbe riferimento a un privilegio del 1095, in cui si riporta che, quando la fortezza fu assediata e conquista dai Normanni guidati dal Gran Conte Ruggero I di Sicilia, tra gli assedianti si distinsero Giovanni Matteo Montaperto e il figlio Giorlando Montaperto. Per premiare il loro valore, Ruggero avrebbe donato ai Montaperto la Terra di Alì. Da qui, la leggenda con il toponimo Raffadali che deriverebbe dall'arabo "Rahl-Afdal" (Villaggio eccellentissimo).
Le antiche fontane di Raffadali
Altro aspetto interessante, infine, oltre a importanti siti archeologici e architettonici del paese, sarebbero da evidenziare anche cinque fontane pubbliche, molto antiche: una decorativa, in Piano Progresso. Un'altra in via Porta Palermo, di circa 300 anni. Un'altra ancora è nella strada verso Joppolo Giancaxio, con la funzione di fare abbeverare gli animali, come la precedente. L'abbeveratoio di Fontanelle, poi, è sito nell'omonima via, mentre l'ultima si trova in zona Canale, antico nucleo urbano del paese, nota ai cittadini per la presenza di "acqua amara", ovvero acqua che, per peculiari caratteristiche minerali e saline, non risulta potabile.
Via Fontanelle 241 92015 Raffadali (Ag)