A lanciare l'ultimo allarme è uno dei noti critici italiani, Valerio Visentin, che denuncia un aumento della pressione della criminalità sulla ristorazione milanese. La denuncia non riguarda solo la “gestione” di locali, che come va denunciando da anni Italia a Tavola, servono spesso per ripulire denaro sporco, alterando con ciò anche le regole del libero mercato. Ora il marcio riguarda anche gli affitti, sempre più alti, che di fatto costringono alla chiusura anche insegne storiche e a gestione familiari (di fatto il modello base su cui si basa la ristorazione italiana).
Milano: le chiusure storiche e la nuova realtà immobiliare
Un fenomeno che negli ultimi anni ha portato a trasformazioni significative del panorama dei pubblici esercizi milanesi. Queste chiusure, secondo Visentin, non sarebbero eventi isolati, ma sintomi di dinamiche più profonde che coinvolgono l'intero comparto. Fattori come l'aumento degli affitti, le speculazioni immobiliari e l'infiltrazione della criminalità organizzata starebbero ridefinendo il tessuto gastronomico della città.

Le nuove minacce ai ristoranti di Milano: criminalità e speculazione
Un esempio emblematico è la chiusura del ristorante Boccondivino, annunciata nel febbraio scorso. Questo locale, attivo da quasi mezzo secolo, ha rappresentato un punto di riferimento per la cucina milanese. La sua scomparsa segue quella di altri esercizi storici come Rovello 18, Biagio e Il Cerchio, evidenziando una tendenza preoccupante che non sarebbe semplicemente il risultato del naturale ciclo di vita delle imprese, ma una più preoccupante metamorfosi del comparto influenzata da logiche patrimoniali estranee alla gastronomia.
Il caro-affitti e la scomparsa delle piccole imprese a Milano
Uno dei principali problemi dei ristoratori milanesi è rappresentato dal caro-affitti. Ad esempio, lo Swiss Corner in piazza Cavour ha dovuto affrontare un canone annuo di 330.000 euro per 300 metri quadrati. Senza arrivare ai livelli di quanto pagano Cracco (un milione e 400mila euro circa) o Autogrill (2 milioni e 740mila euro) in Galleria, i costi ormai proibitivi ovunque rendono difficile la sopravvivenza delle piccole e medie imprese della ristorazione in tutta la zona del centro, favorendo l'insediamento di grandi catene con offerte standardizzate o di ristoranti di chef celebri sostenuti da investitori spesso anonimi.
Milano tra speculazione immobiliare e perdita dell'identità culturale
Oltre agli affitti elevati, la speculazione immobiliare contribuisce alla scomparsa dei locali storici. Fondi immobiliari e operazioni di “rigenerazione urbana” spesso portano alla sostituzione di esercizi tradizionali con attività più redditizie, ma meno rappresentative della cultura locale. Questo fenomeno non solo altera l'identità dei quartieri, ma impoverisce anche l'offerta gastronomica della città. Un aspetto particolarmente allarmante che si collega all'infiltrazione della criminalità organizzata nel settore della ristorazione.
Secondo gli ultimi rapporti del periodo pre-Covid, la Direzione Investigativa Antimafia aveva segnalato la presenza di 25 gruppi di 'ndrangheta operanti in 28 comuni lombardi, inclusa Milano. Queste organizzazioni approfittano delle difficoltà economiche dei ristoratori, offrendo prestiti a tassi usurari o rilevando direttamente le attività per riciclare denaro sporco.
Milano, la pandemia e le altre città coinvolte
La pandemia aveva ulteriormente aggravato la situazione. Le restrizioni e la diminuzione del flusso turistico hanno messo a dura prova il settore, aumentando la vulnerabilità degli imprenditori. In questo contesto, le organizzazioni mafiose trovano terreno fertile per espandere la loro influenza, sfruttando la crisi per consolidare la loro presenza nel tessuto economico locale. Non è peraltro solo Milano a essere colpita da queste dinamiche.

Non solo Milano: anche i ristoranti di Bologna nelle mani della mafia?
Anche altre città italiane, come Bologna, stanno affrontando sfide simili. Un'inchiesta riportata recentemente da Italia a Tavola aveva evidenziato come anche nel capoluogo emiliano la mafia stia aumentando la sua presenza nel settore della ristorazione, con situazioni poco trasparenti e preoccupazioni espresse da imprenditori e lavoratori del settore.
Le soluzioni necessarie: legalità e supporto per i ristoratori
Per contrastare queste tendenze, è fondamentale adottare misure concrete. Le associazioni di categoria, a partire dalla Fipe-Confcommercio, sottolineano l'importanza di facilitare l'accesso al credito legale per gli imprenditori, evitando che cadano nelle reti dell'usura. Inoltre, promuovere la cultura della legalità e creare reti di supporto tra ristoratori può contribuire a rafforzare la resilienza del settore. La chiusura dei locali storici non rappresenta solo una perdita economica, ma anche culturale. Questi esercizi sono custodi di tradizioni, storie e identità che rischiano di scomparire. È responsabilità collettiva preservare questo patrimonio, affrontando le sfide attuali con determinazione e coesione.

Le soluzioni per sconfiggere la mafia a Milano: legalità e supporto per i ristoratori
Insomma, il comparto della ristorazione milanese e italiano si trova di fronte a sfide complesse. Affrontare l'aumento degli affitti, contrastare la speculazione immobiliare e combattere l'infiltrazione mafiosa richiede un impegno congiunto da parte delle istituzioni, delle associazioni di categoria e della società civile. Solo attraverso azioni coordinate sarà possibile preservare la ricchezza e la diversità del panorama gastronomico italiano. Altro che decreto salva Milano per sistemare i guai economici di tanti costruttori e immobiliaristi.