Terre di Petrara continua a puntare sull'Aglianico, principe dei vitigni dell'Iripinia, per creare vini unici nel rispetto delle caratteristiche varietali e della vocazione dell'entroterra campano. L'Aglianico è citato tra i vitigni a bacca rossa della zona già nel XVI secolo ed è definito da alcuni studiosi «fratello maggiore del Barolo e del Barbera». A confermare la sua centralità nel progetto di Terre di Petrara è il titolare della cantina di di San Mango sul Calore, Michelangelo Simonelli, a Roma per presentare il Taurasi Docg Riserva 2018 e alcune vendemmie precedenti, insieme all'Irpinia Doc Aglianico 2019 e all'Irpinia Doc Fiano 2021.

Il Taurasi di Terre di Petrara, premiato da Winemag e Decanter
I vini di Terre di Petrara a Roma
«Punteremo sul Taurasi Riserva delle ultime annate - ha spiegato - che soprattutto nel formato magnum rappresenta il meglio della nostra produzione. È il passato ma anche il futuro dell'Irpinia che viene valorizzato proprio da questa ricerca dell'eccellenza, ed è importante che tanti giovani ne siano consapevoli. Anche la nostra famiglia, con i miei figli Claudia e Giuseppe, ha saputo interpretare un rinnovamento nel segno del passaggio generazionale e questo ci inorgoglisce».
«Non a caso - continua Michelangelo Simonelli - in tutte le nostre etichette figura una maestosa quercia centenaria, testimone della storia della nostra presenza. I processi di vinificazione che ricerchiamo sono semplici e naturali e questo permette di conservare i sapori e l’identità dei vini». La degustazione si è svolta a Roma, all'Osteria Flaminio di Giulio e Marco Violati. Menu dello chef Valentino Todisco, in cui le etichette di Terre di Petrara sono state abbinate a piatti ottenuti in parte con ingredienti irpini come marroni, fichi, tartufi e caciocavallo "impiccato", fuso lentamente sulle braci.

Michelangelo Simonelli a Roma per presentare i vini di Terre di Petrara
Il Fiano, vellutato e fresco, dai profumi ampi ed eleganti e dai sentori di nocciola tostata, ha accompagnato antipasti come la tartare di tonno. La verticale di Taurasi, a partire dalla vendemmia 2016, è stata abbinata ad un cannolo di gorgonzola piccante, al baccalà in tempura, ai rigatori con sugo di coda alla vaccinara e alla guanciola di vitello con purea di ceci e patate.
Il Taurasi, che prende il nome dall'omonimo borgo irpinio noto come "Taurasia" in epoca romana, è di un rosso rubino intenso, avvolgente, tendente al granato, fino ad acquistare riflessi aranciati con l'invecchiamento, che non deve essere inferiore ai tre anni. Porta la qualificazione aggiuntiva di Riserva Docg quando è stato sottoposto ad un affinamento non inferiore ai quattro anni, di cui 18 mesi in botte. Grazie al legno, il vino matura in termini di struttura, aromi e profumi più complessi - note speziate e sentori terziari come tabacco, cuoio e liquirizia - ma a prevalere sono sempre le note di marasca e di viola.
Nuove sfide dopo il riconoscimento Winemag e Decanter
I vini di Terre di Petrara, tutti monovarietali, si sono dimostrati espressione dei valori originari di una terra storicamente vocata, ma anche di una coerenza produttiva fondata su ricerca, innovazione e sostenibilità. Dopo gli importanti riconoscimenti Winemag di Miglior Cantina d’Italia 2021 per le etichette Taurasi Docg Aglianico e Fiano Doc e la Medaglia Platino al Decanter World Wine Awards 2021 per il Taurasi Riserva, la cantina ha intrapreso nuove sfide imprenditoriali, con la forza di un'antica presenza sul territorio. Al 1816 risalgono le prime scritture ufficiali di questo percorso, oggi riportate sulle etichette. Si conferma, così, la centralità dell'Aglianico nel progetto della cantina, ben spiegata anche dagli assaggi.
Claudia e Giuseppe Simonelli, la nuova generazione di Terre di Petrara
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I vigneti di Terra di Petrara, a San Mango sul Calore
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La quercia, sempre raffigurata sulle etichette di Terre di Petrara
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Claudia e Giuseppe Simonelli, la nuova generazione di Terre di Petrara
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Per ridare vita alle terre di famiglia Michelangelo Simonelli e i suoi figli,vignaioli per amore perché affermati in altri ambiti professionali, hanno sin da subito puntato sulle varietà locali, anche quando venivano espiantate a favore di vitigni internazionali. Un impegno premiato oggi dalla visibilità dei vini irpini e della provincia di Avellino, che vanta denominazioni Doc e Docg sempre più apprezzate in Italia e all'estero. Così come in altre zone dell'Irpinia, i suoli delle vigne di Terre di Petrara sono ricchi di polvere vulcanica, depositatasi in seguito ad antiche eruzioni del Vesuvio.
Le condizioni climatiche sono ottimali per la maturazione delle uve, con pronunciate escursioni termiche. Lo spazio tra i filari è gestito con l'inerbimento di specie spontanee utili per arricchire il terreno, con un occhio di riguardo al ciclo vitale dei preziosi impollinatori. Degli 8,5 ettari a disposizione, 3 sono dedicati alla coltivazione del Fiano e 5,5 all'Aglianico, senza alterare la biodiversità dell'area collinare, con la presenza di boschi, oliveti e mandorleti. Le vigne sono a circa 350-400 metri sul livello del mare e l'allevamento è a guyot e a cordone speronato. Le viti più datate sono state impiantate nei primi anni Duemila, mentre le più giovani risalgono al 2009. Insieme, garantiscono una produzione totale di 30 mila bottiglie.
Terre di Petrara
Contrada Petrara 15 - 83050 San Mango sul Calore (Av)
info@terredipetrara.it