Aperti per assicurare un pasto ai “giubbetti arancioni”. Solo per quello. Nel piazzale del ristorante, all’ora di pranzo, i pulmini degli operai si alternano sugli stalli del piazzale: giubbetti arancioni che scendono, altri che risalgono nei mezzi, in un via-vai che dura un paio d’ore, o poco più. Dipende dai giorni. Tutto con una certa sollecitudine, specie adesso, che il rispetto dei turni fa parte delle “regole del gioco” e può diventare uno dei punti di forza del locale. Assicurare un pasto a chi lavora è una funzione utile ed essenziale.
Il ristorante La Villetta – da Roberto di Abano Terme (Pd), affacciato su via Roveri, la strada che porta alla frazione di Giarre dove si affacciava anche la caserma dell’Aeronautica, non ha dovuto convertirsi per attuare il servizio di mensa convenzionata. È un servizio che ha sempre fornito. Con una nota di merito però: il ristorante non dà affatto l’impressione di essere una mensa. Tutt’altro. E in effetti non lo è.

Il ristorante è custode della cucina venetaPresidio della tradizione veneta a tavolaLa visita – per fare un insolito viaggio in questa tipologia di locali (gli unici aperti in questo periodo) e “fotografare” il momento che stiamo vivendo - è stata un’esperienza istruttiva. Per quanto la bravura e il modo di lavorare di
Roberto Damiani e della moglie
Francesca Sorgato, proprietari del locale, siano ben noti. Il ristorante La Villetta è stato peraltro premiato tre anni dall’Amira (l’associazione dei maître) per la pluriennale attività a presidio della tradizione veneta a tavola. Roberto e Francesca hanno la fortuna di aver portato al loro fianco nella gestione, in modo convinto, i figli Edoardo e Carolina.
Roberto DamianiMenu da lavoro gourmetMenu di lavoro a 13 euro - e qui sta la prima sorpresa - con una
varietà di piatti molto ampia: quattro-cinque antipasti, altrettanti primi, secondi, contorni. «Non c’è giorno al mese - dice sorridendo Roberto - in cui i piatti proposti siano gli stessi. Decidiamo quando andiamo a fare la spesa che rotazione dare. Con questa varietà di piatti vedo volti molto sorridenti. È giusto secondo me che chi lavora, specialmente in un momento così difficile, viva la pausa pranzo come un momento gratificante. Di vera
pausa dal
lavoro».
Ogni giorno piatti diversiErano le 13:15 e la trippa del giorno, per esempio, era già finita. Volatilizzata, come ogni volta che viene prodotta. In menu tanti altri piatti, con imbarazzo della scelta: vellutata di verdure, risotto con salsiccia e Asiago, penne all’amatriciana, tortellini burro e salvia, pasta al ragù e pasta al pomodoro. Fra i secondi anche i filetti di branzino e di sogliola, la fettina di vitello, la fesa di tacchino, la scalopppina al vino bianco, il prosciutto crudo di Parma. Al di là della quantità di piatti (davvero notevole, non vi è dubbio) è fuori discussione il livello di qualità. Che poi si ritrova anche nella
cena della sera, che è soltanto alla carta ed è un momento da godere un po’ di più. Nel quale Damiani può prendersi anche qualche parola e qualche complimento in più.
Obiettivo: un pausa pranzo sana e gratificante«Certo, la sera abbiamo più modo di sbizzarrirci e fare le cose con calma. Ma la soddisfazione di poter assicurare una
buona, e anche
veloce,
sosta a pranzo a un centinaio di persone che lavorano nei cantieri o nelle fabbriche conforta molto - dice Roberto - Dà un senso al nostro impegno. Siamo aperti da 25 anni e abbiamo sempre lavorato con passione. Io ho fatto anche altri lavori, ma questo mi piace tanto e voglio continuare a farlo».
Rigore alle regoleVicino alla Villetta hanno aperto un nuovo grande
cantiere, quello del nuovo Alìper, e gli operai sono già arrivati. Un’altra convenzione, un altro pulmino, altri giubbotti arancioni... L’accesso al locale è rigorosamente normato. Se si sgarra e si apre a qualche esterno non avente diritto si rischia grosso. Solo
lavoratori di
aziende convenzionate. Questi locali lavorano senza distrazioni, in qualche caso svolgono anche servizio di catering nei cantieri, consapevoli che oggi il loro impegno oggi è anche quello di testimoniare la passione di tutti quei colleghi che devono tenere chiusi i battenti.
Testimoniano un desiderio di
normalità che è di tutti. Testimoniano la volontà di guardare oltre perché, prima o poi, passerà. E alle macerie di questo periodo i ristoratori, si spera, potranno rispondere con la passione e con il lavoro. Per chi veste i giubbetti arancioni e anche per chi tornerà al ristorante per il piacere di farlo.