Nei farraginosi calcoli che portano alla Manovra 2024 viene rispolverata un'idea di qualche tempo fa. Correva l’anno 2019 quando per gli affitti commerciali (tra cui anche bar, ristoranti e pure alberghi) fu introdotta una tassa piatta al 21%, un’imposta sostitutiva dell’Irpef, cui venivano aggiunte delle addizionali per la parte derivante dal reddito dell’immobile, e l’esenzione del pagamento, per quanto riguarda i contratti sotto cedolare secca, del bollo e dell’imposta di registro. Il tutto durò molto poco, tanto che nel 2020 fu spuntata perché troppo gravosa sulle casse pubbliche. L’idea del governo è di riesumarla con qualche dovuta modifica, visti gli argini stretti entro i quali gli addetti ai lavori si stanno muovendo per far tornare i calcoli della Manovra. Tra questi accorgimenti spicca l'aggiunta di una maxi-agevolazione per gli immobili commerciali posti nei piccoli centri, per incoraggiare l'imprenditoria locale e rimettere in moto l'economia di questi territori a rischio spopolamento.

Affito dei locali: la cedolare secca diminuisce il gettito fiscale, ma aumenta la stipulazione di nuovi contratti
Cedolare secca, una misura apprezzata dagli italiani
Nel caso si trovassero i fondi necessari, il nuovo regime fiscale sarebbe direzionato solo verso le persone fisiche proprietarie di immobili non residenziali affittati a professionisti, commercianti e artigiani. E, cosa importante, non risulterebbe retroattivo, ma coinvolgerebbe solo i nuovi contratti stipulati. La platea degli interessati sarebbe comunque alta perché rientrerebbero negli sgravi fiscali anche immobili speciali a destinazione produttiva o terziaria, di tipo D, come gli alberghi.
Oltre 1,3 milioni di italiani potrebbero ricorrere alla cedolare secca che, per quanto accaduto con gli immobili ad uso abitativo, ha già riscontrato un buon successo, sinonimo di apertura dei cittadini a questo tipo di pagamento fiscale. A testimonianza di ciò, quando fu introdotta per gli immobili commerciali nel 2019, la cedolare secca aveva registrato una perdita di gettito fiscale pari a 320 milioni di euro, a fronte di un repentino aumento di nuovi contratti che aveva portato oltre un miliardo nelle casse dello Stato.