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Tanti contanti non giustificano il porto d’armi. Tar: «Il ristoratore usi il Pos»

A Lodi un ristoratore si è visto rifiutare la richiesta di ottenimento del porto d'armi dalla Prefettura, diniego confermato dal Tar. L'esercente teme per la propria incolumità, girando con gli incassi di giornata, ma la motivazione del "no" fa discutere. Abbiamo chiesto un parere "legale" all'avvocato penalista Paolo Pirani

27 ottobre 2023 | 19:07
Tanti contanti non giustificano il porto d’armi. Tar: «Il ristoratore usi il Pos»
Tanti contanti non giustificano il porto d’armi. Tar: «Il ristoratore usi il Pos»

Tanti contanti non giustificano il porto d’armi. Tar: «Il ristoratore usi il Pos»

A Lodi un ristoratore si è visto rifiutare la richiesta di ottenimento del porto d'armi dalla Prefettura, diniego confermato dal Tar. L'esercente teme per la propria incolumità, girando con gli incassi di giornata, ma la motivazione del "no" fa discutere. Abbiamo chiesto un parere "legale" all'avvocato penalista Paolo Pirani

27 ottobre 2023 | 19:07

“Giro con molti contanti, l'incasso della giornata, per questo faccio richiesta per il porto d’armi”. “Richiesta rifiutata, il ristoratore utilizzi il pos”. In estrema sintesi, e semplificando al massimo, è quanto accaduto al gestore di un ristorante di Lodi, il quale si è visto rigettata la richiesta di ottenere il porto d’armi per tutelare la propria incolumità mentre trasporta gli incassi dei suoi locali. Il “no” è arrivato prima dalla Prefettura (nel 2020), quindi è stato impugnato dal ristoratore che ha fatto ricorso al Tar della Lombardia. Il Tribunale ha però confermato la decisione,  suggerendo all’imprenditore in questione di limitare l’utilizzo di contanti e utilizzare il pos per il pagamento dei suoi clienti. E, di conseguenza, evitando di portar con sé un notevole quantitativo di cash. 

Tanti contanti non giustificano il porto d’armi. Tar: «Il ristoratore usi il Pos»

Porta troppi contanti, ristoratore chiede il porto d'armi ma glielo negano

Lodi, ristoratore teme per la propria incolumità e chiede il porto d’armi

L’imprenditore in questione solo a Lodi ha tre attività, tra cui un bar pasticceria, e ogni giorno a quanto pare gira con in tasca migliaia di euro, il ricavato degli incassi di giornata. Il commerciante ha paura per la tutela della propria persona, ma ciò non basta evidentemente per fargli ottenere il porto d’armi. Prima la richiesta alla Prefettura, il primo no confermato più di recente dal Tar. Da quale arriva una sorta di “suggerimento” su come poter ridurre al minimo i rischi. La conferma del rifiuto è stata motivata sostenendo come non ci siano così gravi pericoli per la sua incolumità, considerando come l'uomo possa ridurre sensibilmente i rischi per la sua persona limitando «la circolazione del denaro contante e avvalendosi di mezzi di pagamento alternativi». Di fatto un'esortazione a utilizzare il pos, dopo aver comunque effettuato attente valutazioni sul soggetto richiedente.

Tanti contanti non giustificano il porto d’armi. Tar: «Il ristoratore usi il Pos»

'Utilizzi il pos' la motivazione del Tar al ristoratore che chiede il porto d'armi

Ma una motivazione del genere quanto è “legittima”? Può un Tar avvalersi solo di questa per supportare il suo “no” alla richiesta dell’imprenditore, “imponendogli” per così dire delle scelte commerciali che invece non spetterebbero a tale organismo? Può il Tar, insomma, quasi obbligare il ristoratore a utilizzare il pos per i pagamenti dei suoi clienti? L’abbiamo chiesto all’avvocato Paolo Pirani, penalista titolare dello omonimo studio legale, Componente effettivo dell’organismo di controllo dell’Unione delle Camere Penali Italiane e docente di diritto e procedura penale presso il Centro per gli Studi Criminologici.

Niente porto d’armi per il ristoratore, l’avvocato: «Ecco perché la motivazione non sta in piedi»

«L’obbligatorietà del pos nei bar e nei ristoranti, introdotta per la prima volta con il Decreto Legge 179/2012, impone di accettare pagamenti tramite carta e simili, ma non istituisce il divieto di  pagamenti in contante, dal 1° gennaio 2023, entro il limite di 5.000 euro» esordisce l’avvocato Pirani. 

Tanti contanti non giustificano il porto d’armi. Tar: «Il ristoratore usi il Pos»

L'avvocato Paolo Pirani

La domanda quindi che ci si dovrà porre è se l’esercente (per legge dotato di Pos) possa avere diritto a rifiutare banconote aventi corso legale. «La risposta è no! Anche la Commissione europea con raccomandazione 2010/191/UE ha stabilito, tra l’altro, che gli esercenti non possono rifiutare i pagamenti in contanti, salvo qualora entrambe le parti abbiano convenuto di utilizzare un mezzo di pagamento diverso. L’affissione di un’avvertenza indicante che l’esercente rifiuta i pagamenti in contanti, o i pagamenti in un dato taglio di banconote, non è sufficiente. L’esercente deve fornire una motivazione legittima, ad esempio la difficoltà di detenere contante sufficiente per il resto o concreti rischi di sicurezza fisica a causa della presenza di quantità elevate di contante».

«Applicare, infatti, restrizioni o rifiutare categoricamente i pagamenti in contanti senza un motivo sufficiente comprometterebbe il corso legale delle banconote e monete in euro protetto dal diritto dell’UE. Fatta questa premessa, in materia di rilascio di autorizzazione al porto di armi vige il principio  della discrezionalità amministrativa contemperata dall’obbligo motivazionale rinforzato ovvero adeguato e dettagliatamente circostanziato che impone un accertamento da vagliarsi di caso in caso, ma comunque tale da non poter imporre all’esercente di rifiutare ciò che per legge è consentito». Parliamo, ovviamente, della fattispecie non sapendo ulteriori informazioni sulle valutazioni che Prefettura prima e Tar poi hanno effettuato sul richiedente. 

Richiesta per il porto d’armi, «Si effettuano valutazioni sul richiedente»

Entrando più nel dettaglio e analizzando il caso in questione (di cui non sappiamo altri particolari oltre a quelli illustrati), l’avvocato spiega: «Il principio è questo: il rilascio di un’autorizzazione per il porto d’armi, o il suo diniego, è soggetto a una valutazione discrezionale dell’amministrazione che deve rilasciarlo, in questo caso la Prefettura. La valutazione deve essere fatta su vari profili: deve verificare se il soggetto richiedente sia meritevole e meritorio di poter ricevere il porto d’armi. La valutazione è sia sulla condotta del soggetto (se ha dei precedenti penali o meno, se ci sono state delle condotte che hanno reso non idoneo o inaffidabile il richiedente) in più si vagliano delle misure alternative per ovviare al motivo della richiesta. Nel caso specifico, per motivare il mancato rilascio del porto d'armi, è stato detto “La richiesta può essere ovviata incentivando l’uso del pos ai clienti”». Più moneta elettronica, meno rischi per l'incolumità del ristoratore. 

Tanti contanti non giustificano il porto d’armi. Tar: «Il ristoratore usi il Pos»

Il pagamento elettronico non può motivare da solo il mancato rilascio del porto d'armi

«Il problema è che imporre l’uso del pos, rifiutando il pagamento con moneta contante, è qualcosa di non consentito. Non si può obbligare il commerciante a non accettare la moneta fisica al di sotto del limite di legge fissato a 5000 euro. Non si può imporre quindi il rifiuto di qualcosa che invece è consentito per legge. Non si può obbligare a rifiutare il pagamento in contanti solo perché questo lo porterebbe a rischiare la tutela della propria incolumità. Anzi una cosa del genere potrebbe anche causare un danno economico all’imprenditore stesso, in quanto si precluderebbe tutti i clienti che invece vogliono pagare con la moneta fisica o non hanno quella elettronica. Tecnicamente, infatti, il ristoratore potrebbe pure apporre un cartello nel suo locale in cui avvisa di accettare solo pagamenti mezzo pos, ma questa scelta dettata da motivi di tutela della propria persona può pregiudicare l’interesse economico aziendale. Questo è specificato anche da una sentenza del Tar Calabria sez. 1 con la sentenza n. 1074 del 2 novembre 2016».

Contanti: il pericolo del "nero" e della criminalità

Tanti contanti non giustificano il porto d’armi. Tar: «Il ristoratore usi il Pos»

Pagamenti elettronici: un modo per contrastare il denaro in nero

Detto ciò, ed esulando anche dal caso in questione, si capisce come ogni tentativo di "limitare", per così dire, la circolazione di moneta fisica e contante siano indirizzati verso l'obiettivo di debellare il "nero" e contrastare la pulizia di denaro da parte della criminalità organizzata. L'obbligo di ogni gestore di esercizi commerciali di dotarsi di pos funzionante, dopotutto, è stato attuato proprio in questo senso, unito all'impossibilità da parte dei gestori stessi di rifiutare di ricevere pagamenti in via elettronica e quindi tracciabile. Allo stesso tempo, in questa maniera, si riduce anche il denaro in circolazione, non tracciato, a disposizione di bande di criminali che in non pochi casi si "nascondono" dietro ristoranti, bar e altri locali commerciali. Che ci siano anche questi aspetti dietro la motivazione dei "no" attuati da Prefettura prima e Tar dopo per la circostanza sopra raccontata?

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