Rispolverando Wimbledon potremmo dire che Dario Franceschini ha battuto Virginia Raggi "3 set a 0". Merito delle sentenze depositate ieri dal Consiglio di Stato che annullano la sentenza sospensiva con cui il Tribunale amministrativo del Lazio aveva accolto il ricorso presentato dal Campidoglio contro la creazione del Parco Archeologico del Colosseo previsto nella riforma Franceschini.

Il Campidoglio sosteneva la necessità di coinvolgere Roma Capitale nella realizzazione per competenza, ma le sentenze confermano invece la "esclusiva competenza competenza legislativa dello Stato e amministrativa del dicastero". Un set a zero. La giunta Raggi contestava inoltre la natura della fonte istitutiva del Parco: per i giudici, al contrario, la legge speciale autorizza il dicastero ad adottare un decreto non regolamentare. Due set a zero. Da Roma Capitale, infine, avanzavano interrogativi sulla legittimità della nomina di un eventuale direttore non italiano. Anche qui il Consiglio di Stato ha ritenuto legittima «la previsione di una selezione pubblica internazionale». Tre set a zero.
Il Ministro Franceschini ha cinguettato: "Il Consiglio di Stato annulla sentenza Tar Lazio. Ripartono il Parco Archeologico Colosseo e la selezione internazionale per il direttore”. Aggiungendo: "La sentenza fa davvero giustizia". Prestigio ulteriore da Irina Bokova, direttore generale dell'Unesco, che ha acconsentito a far parte del Consiglio di amministrazione del Parco Archeologico del Colosseo.
La contrapposizione politica tra Pd e M5S ha registrato una vittoria dei primi, chiara nell'ulteriore commento di Franceschini: "Anche Roma, con il Parco Archeologico più importante e visitato del mondo, potrà allinearsi con i musei e i luoghi della cultura che stanno vivendo una stagione di successi grazie alla riforma del sistema museale italiano e ai nuovi direttori".
Tutti i sindaci e i Comuni italiani coinvolti - aggiunge pungente Il ministro - hanno apprezzato e condiviso la riforma e i suoi risultati, tranne il Comune di Roma che prima ha pensato di bloccare tutto, ricorrendo al Tar, poi ha esultato come se una sentenza di primo grado fosse definitiva". Una polemica che ci auguriamo termini e lasci spazio alla miglior gestione possibile di un patrimonio culturale e storico unico al mondo, uno dei simboli della cultura italiana e metà di milioni di turisti ogni anno.