Inno alla carne di maiale: torna Pig a Santa Cristina D'Aspromonte

L’11 febbraio alla Casa Qafiz a Santa Cristina D’Aspromonte (Rc) si terrà la terza edizione di “Pig, ovvero del porco calabro non si butta niente”. Protagonisti 20 chef con i loro piatti, ma anche vini e cocktail

03 febbraio 2024 | 10:02
di Giovanna Pizzi

Tecniche primitive, etica dei consumi e una gran voglia di sapori autentici. Questo è Pig, ovvero del Porco calabro non si butta niente. L’uccisione del maiale ha sempre rappresentato, nell’immaginario rurale calabrese, un rituale collettivo di grande potenza liberatoria, carico di buoni auspici, buono per alimentare nuove speranze ed esorcizzare la paura dei raccolti magri e lo spettro della miseria. La demonizzazione sommaria del consumo di carne, senza distinguo su come e dove vivono gli animali, rischia di cancellare con un colpo di spugna rituali ancestrali come questo. Ma anche quel che sopravvive del sentimento comunitario, della divisione e condivisione, della memoria della fame e dell’orrore dello spreco che il rito dell’uccisione del maiale condensava in un solo momento. Da tutto questo nasce “Pig, ovvero del porco calabro non si butta niente”, edizione numero tre che si terrà l’11 febbraio alla Casa Qafiz a Santa Cristina D’Aspromonte (Rc).

Chef insieme per onorare il maiale calabrese

Enzo Ioppolo con il suo team rinnoverà il rito antico perpetuando la tradizione, Bruno Piccolo rappresenterà il consorzio del suino nero di Calabria, mentre ciascuno dei venti cuochi chiamati a raccolta sceglierà un taglio dell’animale per mettere a punto il proprio piatto. «Si tratta di alcuni chef protagonisti del rinascimento della cucina italiana e calabrese in particolare», spiega Nino Rossi, chef-patron di Casa Qafiz e del ristorante Qafiz a Santa Cristina D’Aspromonte, ideatore e organizzatore dell’evento, «a loro il compito di dare linfa a un rituale in cui sopravvive la Calabria più autentica e carnale, letteralmente. Una tradizione che vogliamo recuperare per la carica identitaria che rappresenta».

Rito primitivo e hardcore al quale parteciperanno non solo i protagonisti della nuova cucina calabrese come: Luca Abbruzzino (ristorante Abbruzzino a Catanzaro), Antonio Biafora (ristorante Hyle a San Giovanni in Fiore), Luigi Lepore (ristorante Luigi Lepore a Lamezia Terme), Caterina Ceraudo (ristorante Dattilo a Strongoli), Roberto Davanzo (Bob Alchimia A Spicchi a Montepaone), Martino Latella e Rocco Bonanno (Osteria zero a Taurianova), Bruno Tassone (ristorante San Domenico a Pizzo), Marco Maltese (Piro Bistrot a Reggio Calabria), Simone De Luca (ristorante Salimora a Capo Vaticano), Domenico Ventre (Pizzarè a Rizziconi), Emanuele Lecce (ristorante La Tavernetta a Camigliatello Silano), Rocco Scutellà (pasticceria Scutellà a Delianuova), Fabio Taverna (pasticceria Le Chicche Taurianova), Maurizio e Armando Sciarrone (ristorante De Gustibus a Palmi), Bruno Bagalà e Francesco Loiacono (Gioja’s a Gioia Tauro), Riccardo Sculli (ristorante Gambero Rosso a Gioiosa Ionica), Nino Rossi (Qafiz). Ma anche cuochi in arrivo dal resto d’Italia come Mauricio Zillo (Gagini a Palermo), Cristian Torsiello (Osteria Arbustico a Paestum), Errico Recanati (Ristorante Andreina a Loreto),Ariel Hagen (Saporium a Firenze), Alberto Toé (Horto Restaurant a Milano), Eugenio Boer (Bu:r a Milano), Salvatore Morello (Inkiostro a Parma), Giacomo Sacchetto (Iris Palazzo Soave a Verona), Luciano Monosilio (Luciano Cucina Italiana a Roma), Stefania Di Pasquo (Locanda Mammì ad Agnone) e Manuel Tropea (ristorante Concezione a Catania).

Gli chef invitati avranno l’opportunità di prelevare le parti desiderate ed elaborare in totale libertà il loro piatto. Potranno dare sfogo ad ulteriore creatività con l’utilizzo delle tecniche preferite, attingendo ad una “palette” di ortaggi e materie prime del nutrito paniere stagionale e grazie alla ricchezza di erbe spontanee provenienti dal foraging dei terreni e dei boschi limitrofi. A completare il parterre dei protagonisti dell’evento le macellerie Ioppolo e Piccolo, insegne storiche della zona. Ai macellai spetterà il compito di cuocere lentamente all’interno di un paiolo di rame alimentato a carbone alcune parti del maiale nella sua stessa sugna, come si faceva una volta.

Con il maiale calabrese vino e cocktail

Le cantine presenti saranno ‘A Vita, Sergio Arcuri, Cataldo Calabretta, Origine & Identità, Antonella Lombardo, Le Quattro Volte, L’Acino, Cantine Viola, Tenuta del Travale, Casa Comerci, Aspromonte, Ceraudo, Vigneti Vumbaca tredici fra le più interessanti dell’intero panorama enoico calabrese. I Birrifici presenti saranno: Limen, J4, Funky Drop, Birra Cala realtà che incarnano i valori di territorialità e sostenibilità dell’evento. Non poteva mancare uno spazio dedicato alla mixology che vedrà protagonisti all’interno del Cocktail Bar Aspro: Umberto Oliva (Bella Bistrot a Milano), Julian Biondi (Seeds a Firenze), Giuliana Giancano (Pout Pourri Vintage a Torino), Francesco Vocaturo (Blackshade Bar a Cosenza, Gregory Camillò (Jerry Thomas Bar Room a Roma), Antonio Cristofaro (Brezza Fish and Chill  a Soverato), Carmelo Cipri ( Gioja’s  Gioia Tauro) e Domenico Lamanna (Sunset Beach Club a Palmi). Con Pig Casa Qafiz diventerà un palcoscenico dedicato alle cotture primitive e alle pietanze tradizionali che accompagnavano la carne, le tradizionali “frittuli” (i tagli del maiale cotti nella sugna) nella zona che gli abitanti del luogo chiamano “A caddara”.

Spazio alla grigia aa Pig

Come da tradizione ci sarà un’area dedicata alla griglia dove cuocere i fegati nella rete e le salsicce. Non mancherà la “Kamado Grill area” un’area dedicata ad una batteria di “Green Egg” Kamado alimentati con il migliore carbone disponibile in Aspromonte per dare la possibilità agli chef di mettere a fuoco la propria creatività. Musica e Poesia faranno da cornice con DJ set a cura di Mr. Wallace, Antonio Lubrano, Daniele Giustra e Davide Giorla e letture allo “Speaker’s Corner” dove Daniel Cundari irromperà nel demone meridiano con le sue incursioni rocambolesche, dando vita a un’autentica guerrilla repentista con versi corsari e di contrabbando”.

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Alberto Lupini


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