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L'Italia senza il vino? Secondo Uiv-Vinitaly perderebbe l'1,1% del Pil

Il progetto Se tu togli il vino all'Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto, presentato da Veronafiere insieme all'Osservatorio Uiv-Vinitaly, mette in luce l'importanza economica del settore vinicolo per l'Italia. Privare il paese del vino comporterebbe una perdita economica equiparabile alla cancellazione di molte attività sportive, incluso il calcio, in quanto rappresenta un asset strategico per l'occupazione e l'export italiano.

14 aprile 2024 | 18:33
L'Italia senza il vino? Secondo Uiv-Vinitaly perderebbe l'1,1% del Pil
L'Italia senza il vino? Secondo Uiv-Vinitaly perderebbe l'1,1% del Pil

L'Italia senza il vino? Secondo Uiv-Vinitaly perderebbe l'1,1% del Pil

Il progetto Se tu togli il vino all'Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto, presentato da Veronafiere insieme all'Osservatorio Uiv-Vinitaly, mette in luce l'importanza economica del settore vinicolo per l'Italia. Privare il paese del vino comporterebbe una perdita economica equiparabile alla cancellazione di molte attività sportive, incluso il calcio, in quanto rappresenta un asset strategico per l'occupazione e l'export italiano.

14 aprile 2024 | 18:33
 

Veronafiere, insieme all'Osservatorio Uiv-Vinitaly, ha presentato i risultati del progetto “Se tu togli il vino all'Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto”. Secondo quanto affermato, privare l'Italia del vino porterebbe a una perdita equivalente a quella generata dalla cancellazione di quasi tutte le attività sportive nel paese, incluso il calcio, in termini di Pil.

Il progetto, pensato sulla scorta dei frequenti attacchi rivolti alla “bevanda nazionale”, comprende un’analisi d’impatto economico commissionata a Prometeia e un focus dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly su 3  territori simbolo a trazione enologica: Barolo, Montalcino ed Etna.

Analisi Prometeia: le parole del ministro Lollobrigida

Per il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida: «Il vino è una delle produzioni strategiche più significative per la nostra Nazione. Lo sottolineano anche i dati presentati nei Report dell'Osservatorio Uiv-Vinitaly e Prometeia che evidenziano quanto il settore vinicolo sia un traino importante per il made in Italy nel mondo. Manifestazioni come la Conferenza Internazionale del Vino dell’Oiv, quest’anno ospitata in Franciacorta e a Verona, e il Vinitaly, sono occasioni utili a rimarcare quanto la nostra Nazione sia, ancora una volta, il cuore pulsante dell’intero settore europeo e mondiale.»

L'Italia senza il vino? Secondo Uiv-Vinitaly perderebbe l'1,1% del Pil

Il ministro Francesco Lollobrigida e Federico Bricolo alla presentazione dell'Analisi Prometeia

«L'Italia senza il vino sarebbe una Nazione più povera - continua Lollobrigida - non solo a livello culturale e ambientale, ma anche sul piano economico, in quanto il settore vinicolo è un asset strategico per l'occupazione e per l'export italiano nel mondo. Il vino è un elemento prezioso che va protetto nella sua integrità, nella qualità e il nostro compito è, al fianco degli imprenditori, quello di renderlo sempre migliore e attrattivo. Il Governo Meloni, da subito, ha compreso l'importanza del settore e delle filiere annesse, per questo l'ha messo al centro della sua agenda, valorizzandolo e rendendolo sempre più competitivo e riconoscibile nel mondo. La strada è quella giusta e per questo continueremo in questa direzione».

Analisi Prometeia: l'analisi di un'Italia senza vino

I risultati dell’analisi d’impatto confermano, quantificandolo, il contributo economico del comparto: in caso di scomparsa della filiera del vino, 303 mila persone dovrebbero trovarsi un altro lavoro e il Paese rinuncerebbe a un asset in grado di generare (tra impatto diretto, indiretto e indotto) una produzione annua di 45,2 miliardi di euro e un valore aggiunto di 17,4 miliardi di euro. Uno shock per l’azienda Italia pari all’1,1% del Pil (lo sport, secondo stime dell’Istituto Credito sportivo vale l’1,3%).

In questo scenario da day after, faremmo a meno di un moltiplicatore economico in grado di generare un contributo di 2,4 euro di produzione (e 0,9 di valore aggiunto) per ogni euro di spesa attivata dall’industria del vino. Infine, ogni 62 mila euro di valore prodotto dalla filiera garantisce un posto di lavoro.

L'Italia senza il vino? Secondo Uiv-Vinitaly perderebbe l'1,1% del Pil

Analisi Prometeia, l'Italia senza vino avrebbe una perdita del 1,1% sul Pil

Senza il vino, si evince dall’analisi di Prometeia, il saldo commerciale del settore agroalimentare scenderebbe del 58% (da +12,3 a +5,1 miliardi di euro nel 2023), ma anche allargando il perimetro oltre il settore alimentare, è evidente che si rinuncerebbe ad un fattore di successo determinante per il made in Italy.

Il vino si è classificato al secondo posto nel surplus commerciale del paese lo scorso anno, subito dopo il settore della gioielleria/oreficeria e prima di settori come pelletteria, abbigliamento, macchine per packaging e calzature. Questo risultato è stato raggiunto nonostante il settore del vino non abbia beneficiato di un significativo “effetto prezzo” come la gioielleria/oreficeria.

Turismo enologico, la ricchezza passa attraverso i territori

Inoltre, l'impatto economico complessivo della filiera del vino è notevolmente supportato dal turismo enologico. Sebbene questo tipo di turismo possa avere un impatto marginale sulle economie turistiche delle grandi città, può essere vitale per i piccoli centri e le comunità rurali con una forte tradizione vitivinicola.

Secondo le rilevazioni dell'Associazione Città del Vino, il turismo enologico coinvolge annualmente circa 15 milioni di persone, che includono sia viaggiatori che escursionisti. Questi visitatori hanno un budget giornaliero medio di 124 euro, superiore del 13% rispetto al turista medio, portando a una spesa complessiva di 2,6 miliardi di euro. L'analisi d'impatto basata su questi dati evidenzia che senza questa componente, il valore aggiunto complessivo generato dalla filiera del vino diminuirebbe del 15%.

Sin qui gli impatti economici tangibili. In una sezione finale, Prometeia ha poi analizzato, in termini qualitativi, l’interesse globale per il vino italiano con un’analisi di web sentiment che ha messo in evidenza, nei volumi di ricerca dell’ultimo anno estratti da Google trends, come il vino - dopo pizza e pasta - si collochi al terzo posto nel mondo tra i prodotti alimentari maggiormente associati al made in Italy.

Barolo, Etna, Montalcino: tre esempi in cui il vino traina l'economia

Le pendici di un vulcano, un borgo medievale e le più note colline piemontesi. È il vino il trait d’union tra i comprensori dell’Etna, delle Langhe e di Montalcino, territori baciati da uno sviluppo socioeconomico a minimo comune denominatore enologico in cui ogni bottiglia di vino prodotta e consumata in loco è capace di generare un impatto (diretto, indiretto e indotto) quantificabile in 117 euro a bottiglia per Montalcino, 109 euro per Barolo e 82 euro per l’Etna. Una reinfusione di ricchezza sui territori che, in un anno, corrisponde a rispettivamente circa 153, 131 e 123 milioni di euro, e che li rende casi di studio emblematici di un effetto moltiplicatore attribuibile al comparto riscontrabile lungo tutta la Penisola.

L'Italia senza il vino? Secondo Uiv-Vinitaly perderebbe l'1,1% del Pil

Il territorio delle Langhe

Secondo lo studio realizzato dall’Osservatorio del Vino Uiv-Vinitaly nell’ambito del progetto “Se tu togli il vino all’Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto”, presentata alla rassegna di Veronafiere alla vigilia della Giornata nazionale del Made in Italy, Montalcino, Barolo ed Etna si distinguono non solo per prezzi medi per ettaro e rese produttive ben superiori ai valori regionali: nell’ultimo decennio sono riusciti a garantire una maggiore crescita del reddito pro-capite, generando lavoro e occupazione.

Ed è così che, nel borgo toscano dove un ettaro vitato a Brunello vale quasi 8 volte un pari appezzamento in altre zone della Toscana (1 milione di euro contro 129mila), il reddito pro-capite è ben maggiore rispetto alla media regionale ed è cresciuto negli ultimi 10 anni del 37,9%, a fronte di una media nazionale del +11,1%. Una forbice che si riscontra anche nel comprensorio del Barolo (con il valore fondiario più alto), dove il reddito pro-capite medio, sugli stessi valori di Montalcino, è cresciuto del 23,7%. Meno evidente, ma pur sempre riscontrabile, l’effetto booster anche sull’Etna, che si è attestato a +12,6% nel decennio, contro una media siciliana del +9.9%.

L'Italia senza il vino? Secondo Uiv-Vinitaly perderebbe l'1,1% del Pil

Montalcino

Proprio qui, alle pendici del vulcano, valori fondiari 5 volte superiori alla media regionale hanno incoraggiato il ritorno delle giovani generazioni sui campi dei nonni, nonostante le difficoltà di una viticoltura di montagna, con 2.000 ore di lavoro annue per gli ettari terrazzati coltivati ad alberello, per un totale di 250mila giornate lavorative annue. Una trazione che negli ultimi 10 anni ha fatto registrare un +70% alle superfici vitate (1.550 ettari, con appezzamenti medi inferiori all’ettaro per la metà dei produttori) e quadruplicato il volume imbottigliato (quasi 6 milioni di bottiglie nel 2023).

Questi territori, con i relativi Consorzi di tutela, hanno saputo individuare nel virtuoso rapporto con il vino - fido custode anche del paesaggio contro speculazioni edilizie e commerciali - la loro vocazione identitaria, che nell’enoturismo trova la massima (e remunerativa) espressione. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, Montalcino con poco più di 5.000 abitanti,  con il 16% della forza lavoro impiegata nell’accoglienza, conta circa 80.000 turisti ufficiali, un flusso enorme a cui risponde con oltre 300 strutture ricettive e 3.000 posti letto.

L'Italia senza il vino? Secondo Uiv-Vinitaly perderebbe l'1,1% del Pil

Il terriorio che circonda l'Etna

Il piccolo comune di Barolo, circa 700 abitanti, riceve il 20% dei 90.000 turisti che arrivano nel territorio delimitato dal disciplinare della Docg (11 comuni), e ha registrato una crescita del 60% rispetto ai valori pre-Covid. Sull’Etna, già soggetto al magnetico fascino del vulcano, il vino ha aggiunto quel tocco di magistrale artigianalità, contribuendo a profilare un turismo più qualificato e raffinato, soprattutto dall’estero, tanto che oggi circa il 60% delle 150 aziende di filiera organizza tour e degustazioni guidate.

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