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Il Governo vuole i Casinò in hotel Fipe e Federgioco vs Brambilla

Il Governo vuole i Casinò in hotel Fipe e Federgioco vs Brambilla
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Primo Piano del 03 febbraio 2010 | 17:20

Dalle parole ai fatti: il provvedimento del ministro del Turismo Michela Brambilla sta iniziando il suo iter legislativo ed entro l'estate potrebbero esserci 40 nuovi casinò negli alberghi, oltre alla riapertura di case da gioco già operanti sul territorio nazionale. In disaccordo Fipe e Federgioco

Michela Vittoria BrambillaDopo la proposta d'autunno, Michela Vittoria Brambilla (nella foto) è passata ai fatti, ed entro l'estate potrebberò essere istituire 40 case da gioco all'interno di alberghi a 5 stelle oltre alla riapertura di case da gioco già operanti sul territorio nazionale.

Colpa pure - come ammette nella relazione illustrativa - del calo di presenze negli alberghi italiani, in Italia giocare d'azzardo non sarà più un reato. Per ora potranno nascere solo in alberghi di categoria cinque stelle e solo tre per ogni regione. Ma il governo prevede anche «la riapertura di case da gioco già operanti nel territorio nazionale». è quanto previsto dal disegno di legge firmato dal ministro per il Turismo che riporta la data del 28 gennaio. In queste ore gli uffici legislativi stanno limando il testo che sarà poi portato in Consiglio dei ministri.

Il provvedimento deve ancora iniziare il suo iter legislativo, ma ha già dei forti oppositori. «Fipe si è sempre detta contraria all'idea avanzata dalla ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, di costruire nuovi casinò senza un progetto che analizzi i fabbisogni reali e la fattibilità del progetto».

A dichiararlo è proprio la federazione dei pubblici esercizi aderente a Confcommercio Imprese per l'Italia commentando la notizia riportata sul sito de L'Espresso. Già ad ottobre scorso l'associazione, che rappresenta oltre 250mila pubblici esercizi (e un milione di lavoratori), si era pronunciata in maniera negativa sull'argomento, spiegando che la nascita di nuove case da gioco porterà più danni che benefici. E considerata la crisi globale da cui il settore sta faticosamente cercando di riprendersi non servirà a stimolare la domanda turistica, né porterà contributi consistenti nelle casse dello Stato.

Fipe ricorda inoltre che il mondo dei casinò sta vivendo un momento di grande difficoltà a livello mondiale e per questo sembra ancora più assurda l'idea di poter fare cassa da un settore in piena crisi. «Mentre nel resto del mondo - fa notare Fipe - i casinò negli hotel stanno chiudendo e per funzionare devono essere inseriti in contesti fortemente strutturati, in Italia si sta pensando a un modello antiquato e diseducativo che alimenta comportamenti che spesso portano alla rovina persone e famiglie».

Secondo il centro studi Fipe, i casinò potrebbero generare al massimo lo 0,5% in più delle presenze all'anno. Inoltre, sempre secondo il cento studi Fipe il comportamento di consumo dei giocatori/turisti è poco o per nulla assimilabile a quello dei turisti tout court. Essi utilizzano il sistema dei servizi turistici solo marginalmente e, dunque, non generano effetti positivi diretti sull'economia territoriale.

«Il turismo in Italia - conclude Fipe - ha bisogno di altre promozioni. Mancano le infrastrutture, manca un progetto vero di destagionalizzazione. Manca soprattutto un sistema integrato di servizi pubblici e privati. A questo genere di progetti, su cui il Ministro sembrava puntare, la federazione è sempre stata pronta a collaborare e darà sempre il massimo sostegno».

Sulla stessa linea anche Mauro Pizzigati (nella foto sotto a destra), presidente di Federgioco: «Gli organismi di Federgioco non riescono a spiegarsi come mai un Ministro della Repubblica possa formulare una legge delicata come quella che disciplina la nascita di nuove case da gioco senza neppure consultare l'associazione che riunisce le case da gioco italiane».

Federgioco si dimostra ancora una volta perplessa sull'ipotesi avanzata nuovamente dal ministro Brambilla di avviare un iter legislativo per l'istituzione di nuovi casinò nelle strutture alberghiere a cinque stelle. L'associazione nel far presente che se la bozza del disegno di legge non dovesse subire modifiche, gli stessi quattro casinò sarebbero a rischio di chiusura, visto che le quattro case da gioco stanno attraversando una congiuntura particolarmente negativa, dovuta alla crisi economica e a una progressiva trasformazione del mondo del gioco.

Mauro PizzigatiPoiché in Italia l'esperienza nella gestione di casinò è rappresentata dai soli quattro casinò esistenti, riuniti nell'Associazione Federgioco, l'associazione ritiene imprescindibile, su tali materie, il ruolo di interlocutore primario, proprio in virtù della oltre cinquantennale esperienza dei suoi iscritti nella gestione di tale settore.

Il presidente Federgioco sottolinea, inoltre, come un provvedimento di tale impatto debba coinvolgere, referenti diversi, quali il ministero degli Interni e il ministero dell'Economia, da sempre vigili e cauti su tale materia e sul possibile proliferare incontrollato del gioco d'azzardo sul territorio italiano, al di fuori di un rigido sistema di controlli, quale quello imposto alle quattro case da gioco esistenti.

 Pizzigati in nome di Federgioco, invita, ancora una volta, il ministro per il Turismo a soprassedere alla presentazione di tale provvedimento, dichiarandosi responsabilmente disponibile ad affrontare il tema dell'apertura di nuove case da gioco in modo completo, ribadendo la piena e totale disponibilità a fornire il proprio contributo alla discussione e alla necessaria, propedeutica, approfondita istruttoria.

Il punto centrale del disegno di legge è l'articolo 10 "Riqualificazione dell'offerta ricettiva di lusso" - "Disciplina organica delle case da gioco". A ottobre scorso la Brambilla aveva assicurato che le nuove case da gioco sarebbero state al massimo 10-15. E invece la proposta di legge ne prevede 40, «tre per regione, in relazione ad una popolazione, sia residente che da flussi turistici, del territorio interessato pari ad almeno un milione di abitanti». Un «regolamento che verrà emanato su proposta del ministero del Turismo, di concerto con l'Interno, la Giustizia e l'Economia e finanze» servirà criteri per l'individuazione delle 40 sale da gioco in Italia. Tutto avverrà «entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge». Un ruolo importante avranno anche i «Consigli regionali che potranno partecipare alla scelta dei comuni in cui ubicare le nuove strutture per il gioco d'azzardo».

All'inizio saranno subito autorizzati quattro giochi: Roulette, blackjack, chemin de fer e il baccarat. Solo i clienti sopra i 18 anni registrati nella struttura alberghiera potranno accedervi. I casinò saranno un affare soprattutto per lo Stato: il prelievo erariale si applica infatti «sul prodotto lordo dei giochi, costituito dalla differenza tra le poste giocate e le vincite incassate: l'aliquota applicata è del 35 per cento del prodotto lordo per i primi 25 milioni di euro» e passa al 35 per cento tra i 25 e i 50 milioni fino al 40 per cento per incassi superiori ai 50 milioni. Un quinto di questa torta servirà a rifornire un nuovo fondo (gestito dal dipartimento per il Turismo), tutto il resto è destinato al comune «nel cui territorio è ubicata la casa da gioco».

La gestione delle nuove case da gioco sarà affidata agli enti locali e a soci privati. Il disegno di legge fa riferimento alla formula delle società per azioni a gestione mista pubblico-privato. Al comma 6, infatti, si legge: «Le case da gioco saranno gestite da società per azioni, il cui capitale azionario maggioritario dovrà appartenere al Comune in cui è ubicata la struttura dedita al gioco d'azzardo». Il comune, dunque, è socio maggioritario della casa da gioco ma la gestione delle sale potrebbe essere appaltata «a soggetti concessionari», cioè imprenditori o società private da individuare con delle gare d'appalto. Spetterà al «Direttore dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato supervisionare le gare in base alla normativa comunitaria». Le concessioni avranno durata «di nove anni e potranno essere rinnovate una sola volta».

Nella relazione illustrativa della legge, il rischio di un possibile utilizzo delle case da gioco da parte della criminalità per attività di riciclaggio di denaro sporco viene praticamente minimizzato. «Preoccupazioni storicamente superate» si legge, anche in considerazione del fatto che «strutture simili sono presenti in gran parte dei paesi europei».


VIDEO: Patrizia Rinaldis presidente Aia (Associazione italiana albergatori) di Rimini commenta la proposta di apertura di nuovi casinò negli hotel a 5 stelle:



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