Toscana biologica a Milano La famiglia Capezzana si racconta
Il vino fa parte della storia dell’umanità, lo sanno esperti e dilettanti, ma fino a che punto? Quanto pesa e quanto indirizza le nostre esistenze una tradizione millenaria?
07 giugno 2019 | 11:00

di Guido Gabaldi

Contini Bonacossi - foto di famiglia
«Siamo al di fuori della zona di produzione dei toscani più famosi - aggiunge la sorella enologa di Beatrice, Benedetta - ma la piccola Docg di Carmignano è comunque vocata ad una viticoltura di eccellenza, come confermato da numerose testimonianze storiche: celebre quella del 1716, quando il Granduca di Toscana emise un decreto che includeva il Carmignano tra le quattro zone del Granducato destinate alla produzione del vino. Tanti i fattori vocazionali: i nostri 78 ettari di vigneti (ma ce ne sono 140 di uliveti e 432 di boschivo e seminativo) sono di conformazione assai eterogenea, poiché si passa dal sabbioso all’argilloso e al galestroso nel giro di pochi metri. Una situazione caotica irripetibile altrove, che conferisce una meravigliosa biodiversità all’ambiente, anche grazie al microclima, reso abbastanza fresco dalle brezze appenniniche. Era questo che intendeva mio fratello Vittorio Contini Bonacossi, scomparso di recente, quando accennava al caos felice destinato a creare la peculiarità dei nostri vini: senza contare l’impatto della decisione di passare al biologico, certificato e senza compromessi, che per noi è anzitutto una scelta etica, dato il nostro attaccamento al territorio e la ferma intenzione di lasciarlo integro e in buona salute a chi verrà dopo di noi».
In effetti è raro, in Italia, trovare un’area così estesa dedicata in via esclusiva alla coltivazione biologica, ma si è capito che i Contini Bonacossi non ne fanno un marchio o un trofeo da esibire: il biologico resta sullo sfondo, mentre la comunicazione aziendale sembra puntare su famiglia, storia e territorio, lasciando che tutto il resto segua a ruota.

Midollo di manzo con lardo di colonnata, rosmarino e miele
Il press lunch al Deus Cycleworks Cafè cercava di valorizzare altre tipicità, toscane e non solo, come il paté di fegatini al tartufo su crostone di pane integrale, le pappardelle al ragù di cinghiale e cacao, la tagliata di controfiletto, ma forse è il caso di segnalare fra tutti il midollo di manzo con lardo di colonnata, rosmarino e miele: un antipasto gioiosamente fuori moda, che si farà fatica a trovare nei ristoranti di qualunque rango. L’abbinamento di quest’ultimo era col Trebbiano 2017 Igt di Capezzana, giallo dorato e ricco di certi profumi erbacei piuttosto rari in un Trebbiano: Benedetta, l’enologa, lo raccomandava per l’invecchiamento, e dopo il primo assaggio la curiosità di riprovarlo più avanti sembrava accomunare i presenti.
La tagliata, come da copione, ha richiamato a sé un rosso robusto ed elegante: il Trefiano Riserva 2015 Carmignano Docg, da Sangiovese, Cabernet e Canaiolo, una garanzia quanto a densità di tannino, persistenza e vivacità di frutta speziata. A parer nostro, però, la palma d’oro della giornata è andata al Vinsanto Riserva 2011 Carmignano Doc, e l’abbinamento chi se lo ricorda: molti dettagli devono omettersi di fronte a un passito di questa consistenza, subito mieloso al palato, ricco di una complessità che parte dalla frutta secca e attraversa altri profili aromatici, fino a giungere alla scorza d’arancia.
I vigneti
La saga familiare dei Contini Bonacossi, e dei vini biologici della tenuta di Capezzana, potrebbe andare avanti ancora per secoli, visto che si è radicata così lontano nella storia dell’umanità: nessuno può saperlo di preciso, ma devono augurarselo sia coloro che hanno a cuore la conservazione del territorio, sia gli amanti delle grandi tradizioni vitivinicole.Per informazioni: www.capezzana.it
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