Terre d'Oltrepò: da cantina sociale a polo industriale del vino

Terre d'Oltrepò ha vissuto una profonda trasformazione che l'ha vista evolvere da semplice cantina sociale a polo industriale del vino grazie al lavoro del nuovo consiglio di amministrazione, guidato dal ceo Umberto Callegari che sottolinea: «Il nostro obiettivo è aiutare l'Oltrepò a evolvere per diventare il sistema virtuoso che avrebbe sempre dovuto essere»

27 giugno 2024 | 15:03

Terre d'Oltrepò si prepara alla vendemmia 2024 con un entusiasmo rinnovato, dopo un anno di profonda trasformazione che l'ha vista evolvere da semplice cantina sociale a polo industriale del vino. Oggi, Cantina di Broni, Cantina di Casteggio e La Versa si avviano a diventare una holding ristrutturata. Un traguardo reso possibile dal primo piano industriale quinquennale del gruppo, incentrato su efficienza, trasparenza e valorizzazione del territorio.

Terre d'Oltrepò, fuori dalla tempesta

Risultati possibili grazie al primo piano industriale quinquennale del gruppo, focalizzato sui numeri anziché sui sentimenti. Al centro di questa rivoluzione c'è il nuovo consiglio di amministrazione guidato dal ceo Umberto Callegari, che ha portato il suo know-how manageriale acquisito in grandi multinazionali per riscrivere il destino di Terre d'Oltrepò. In soli 11 mesi, Callegari e il suo team hanno risolto i problemi che attanagliavano l'azienda.

«La situazione aziendale che abbiamo ereditato - spiega Callegari - era gravemente compromessa sia a livello industriale che finanziario, aggravata ulteriormente da un conferimento insufficiente. Tuttavia, siamo riusciti a riconquistare credibilità e a migliorare i parametri chiave della gestione aziendale e industriale. Abbiamo rafforzato la liquidità e migliorato la situazione debitoria, ottenendo nuovi finanziamenti a tassi di interesse più favorevoli e con un orizzonte temporale più lungo».

Terre d'Oltrepò, i risultati raggiunti

I risultati parlano da soli: fatturato Horeca triplicato, export in crescita verso mercati chiave come Giappone, Regno Unito, Spagna e Portogallo, aumento delle valutazioni delle uve e rivalutazione del Metodo Classico La Versa. Terre d'Oltrepò ha inoltre ottenuto la prima certificazione blockchain e redatto il suo primo bilancio di sostenibilità, dimostrando un impegno concreto verso la tutela dell'ambiente. Sul fronte sostenibilità si è investito anche in depurazione e filtrazione che consentirà un riutilizzo del 95% delle acque nelle sedi di Broni e Casteggio. A livello commerciale è stato sottoscritto un contratto con la catena internazionale Pizza Express e si è posizionato il brand nell'universo MotoGP solo sulla leva delle relazioni e attraverso il valore del vino.

«Nonostante la crisi globale dei vini rossi - aggiunge Callegari -, che rappresentano oltre il 40% della produzione nell'Oltrepò, abbiamo mantenuto buone valutazioni per le uve senza ricorrere a credito bancario. Abbiamo avviato un importante processo di internazionalizzazione, siglando contratti significativi nel Regno Unito, Spagna, Portogallo, Giappone, Germania e nei Paesi nordici, dove prima non eravamo presenti. Inoltre, abbiamo migliorato le performance nei canali Horeca e Gdo».

Terre d'Oltrepò, quale futuro

«Siamo consapevoli - continua il ceo di Terre d'Oltrepò - che i primi 18 mesi saranno cruciali per questo processo di rilancio. Il nostro piano industriale coprirà un arco di 5 anni e richiederà un impegno costante da parte di tutti. Siamo all'inizio di un percorso che richiederà dedizione e lavoro di squadra per riportare benessere in un'area dalle grandi potenzialità, finora troppo penalizzata da gestioni passate disastrose».

Callegari quindi conclude: «Le opinioni non contano, contano i dati e il mercato. Il nostro obiettivo è aiutare l'Oltrepò a evolvere per diventare il sistema virtuoso che avrebbe sempre dovuto essere. Con impegno e dedizione, siamo pronti a intraprendere questa sfida e a garantire un futuro prospero per la nostra azienda e il territorio».

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Alberto Lupini


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