Capitale della cultura...a tavola: a Fano, la Pala del Perugino e il Brodetto

Continua l'appuntamento con Capitale della Cultura...a tavola. Vi presentiamo la Pala del Perugino a Fano e il brodetto, piatto storico della sua tradizione, onorato ogni anno dal BrodettoFest

17 marzo 2024 | 15:30
di Carla Latini

A 12 chilometri da Pesaro, verso Sud sulla A14, Fano appare come una gioiosa e accogliente città del mare, con le sue curate e verdi colline, festosa e colorata durante il celebre Carnevale. Fano è la città dei bambini che trovano in ogni percorso urbano la loro adeguata dimensione. È la città della pesca e del brodetto di pesce onorato, ogni anno, dal BrodettoFest che attira visitatori da ogni parte della penisola e del mondo. Si trovano cenni storici della città nel De bello civili, quando Caio Giulio Cesare varcò con le sue legioni il Rubicone (49 a.C.) occupò e fece presidiare da altrettante coorti Pesaro, Fano e Ancona.

È questa la prima volta che la città (Fanum) appare citata nei testi antichi, senza però indicazione alcuna sulle sue origini rimaste tuttora sconosciute. Fano è anche la città dei tanti musei, di Vitruvio e, soprattutto del Perugino. A tal proposito abbiamo chiesto alla scrittrice, giornalista e critica d’arte Beba Marsano di poter pubblicare le sue parole riguardo la poco conosciuta e bellissima Pala di Fano del Perugino. Il testo che segue è tratto dall’ultimo volume Vale un viaggio di Beba Marsano. Buona lettura.

La Pala del Perugino, l'opera d'arte piu famosa di Fano 

In seno alla città che i romani consacrarono alla dea Fortuna, la chiesa di Santa Maria Nuova, dal prezioso portale a candeliere sotto il portico rinascimentale, serba una delle opere più felici della maturità di Pietro Vannucci detto il Perugino, la Pala di Fano (1497). Sacra conversazione, compendio di quell’armonia, di quel trasognamento, di quelle prospettive aeree calate in trasparenze cristalline, cui guardarono intere generazioni di pittori secondo quel fenomeno bollato da Roberto Longhi come “editoriale peruginesca”. Destinata ai francescani e realizzata a più riprese nel corso di un decennio, la pala replica uno schema collaudato. Un gruppo di santi a corona della Vergine, che regge il Bambino e siede su un trono all’ombra di un loggiato semplice e solenne impostato su lisci pilastri, aperto su un dolce orizzonte di colline, dilatate in azzurrine lontananze. Non è un paesaggio d’invenzione, ma quella scheggia d’Umbria sotto il lago Trasimeno, dove vide la luce il “divin pittore”, come lo battezzò chi lo conobbe bene: l’ottimo Giovanni Santi, padre di Raffaello.

Ai piedi della Vergine, un cantaro allude al “vaso mistico” quale grembo di Maria in cui avvenne la concezione; “Tabernacolo di Dio” lo chiamava San Francesco. Il gradino del trono riporta l’iscrizione con data, firma dell’autore e nome del committente, certo Durante di Giovanni Vianuti che, come documenta il contratto di allogazione, volle definire nel dettaglio i santi da raffigurare, anche se Girolamo e Michele Arcangelo non furono poi eseguiti.

L’ancora, restituita dal recente restauro all’originaria smagliante giovinezza, è completata da una lunetta che offre al devoto la contemplazione della PietàCristo morto alzato sul sepolcro da Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, ai lati i dolenti e da una predella che allinea in cinque riquadri altrettanti episodi della vita della madre di Dio. Sono scene di straordinaria bellezza, nutrite di luce, sciolte nella narrazione, salde nella spazialità prospettica. Per la grazia quasi musicale, alcuni studiosi vi hanno visto un saggio della prima pittura di un Raffaello appena quattordicenne; fatto non improbabile, in quanto l’enfant prodige era allora a bottega proprio dal Perugino.

Perugino realizza la Pala di Fano in virtù del successo di una tavola eseguita poco prima per la stessa Santa Maria Nuova. Un’Annunciazione, anch’essa ambientata sotto un portico spalancato sul paesaggio, dove atterra l’Angelo, in mano il giglio emblema di purezza, che sorprende la Vergine in lettura mentre il Padre invia su di lei la colomba dello Spirito Santo. È un’opera piena d’incanto, per la quale è stata proposta la mano giovanile di Raffaello. L’altare contiguo sfoggia un’ancona del padre, Giovanni Santi: una Visitazione reputata tra le opere più persuasive della sua maturità. 

BrodettoFest 2024 a Fano 

Il BrodettoFest è un evento nato con l'obbiettivo di recuperare e valorizzare la tradizione marinara, diventando nel tempo un punto di riferimento nazionale per tutte le iniziative legate alla celebrazione della gastronomia di mare. Questo mix di marineria, cucina, cultura e sostenibilità offre una formula vincente che attira ogni anno migliaia di visitatori dall'Italia e dall'estero.

Dal 30 maggio al 2 giugno 2024 la kermesse torna ad animare la cittadina marchigiana. L'attenzione della città verso questa pietanza tipica, però, non si limita ai soli giorni di BrodettoFest, ma è al centro della proposta culinaria tutto l'anno grazie alla rete dei Ristoranti del Brodetto che propongono il brodetto alla fanese, intrecciando l'identità gastronomica della città con moderne tecniche culinarie.

La ricetta del brodetto tradizionale della chef Elide Pastrani del ristorante Alla Lanterna a Fano.

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Alberto Lupini


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