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Dall’Atlantico al Mediterraneo: ecco come arrivano in Italia i vini estremi delle Azzorre

Vitigni rari, vigne scolpite da vento e oceano, sabbie di conchiglie e muri di basalto definiscono il lavoro di António Maçanita nelle isole portoghesi. A collegare questi territori estremi all’Italia è Edoardo Ligabue, che ha trasformato un arcipelago atlantico in un progetto di selezione rigoroso, pensato per ristoranti e appassionati

Gabriele Pasca
di Gabriele Pasca
19 febbraio 2026 | 09:30
Dall’Atlantico al Mediterraneo: ecco come arrivano in Italia i vini estremi delle Azzorre

LAtlantico entra in questa storia da un capannone di provincia con casse accatastate ed etichette che recitano nomi esotici come Pico, Madeira, Porto Santo e Alentejo, che per Edoardo Ligabue, fondatore de La Versione di Gunter, funzionano come coordinate di una mappa più vicina ai portolani dei navigatori che alle classifiche per denominazioni. Davanti a quelle casse, lui, estimatore prima, importatore poi, emiliano del distretto ceramico con il taccuino pieno di appunti e la testa zeppa di idee, decide che la storia interessante del vino europeo corre lungo una linea che unisce queste isole all’Atlantico portoghese e che su quella linea vale la pena costruire un lavoro.

Edoardo Ligabue, fondatore de La Versione di Gunter, celebre e-commerce di vini rari
Edoardo Ligabue, fondatore de La Versione di Gunter, celebre e-commerce di vini rari

L’ossessione di Maçanita per le vigne di frontiera

Dall’altra parte del mare António Maçanita tiene insieme quattro pagine di quel quaderno (Alentejo, Douro, Azzorre, arcipelago di Madeira con Porto Santo) e chi guarda solo l’elenco legge dispersione, mentre chi segue il percorso in vigna riconosce l’ossessione per la ricerca di territori laterali, di vitigni rari, di appezzamenti minimi tenuti in vita da famiglie che resistono e di paesaggi agricoli che vivono un equilibrio delicato tra marginalità e rinascita. Una figura che somiglia a quella di un enologo con molti incarichi e con l’idea radicale che il vino più interessante nasce spesso dove la pianta fatica di più e dove la geografia rende le scelte meno ovvie.

Il winemaker portoghese António Maçanita
Il winemaker portoghese António Maçanita

Pico, l’isola di basalto dove la vite vive nei currais

Pico è l’esempio perfetto di questa idea: il vulcano occupa il centro della scena e, intorno, si stende una distesa di pietra scura modellata in migliaia di piccoli quadrati, i currais, recinti tracciati con blocchi di basalto sovrapposti a secco che proteggono i grappoli dal vento e dagli spruzzi del mare. La vite cresce bassa, quasi sdraiata, le radici affondano tra le pietre mentre il mare deposita il sale sulle foglie.

Arinto dos Açores, uno dei vini più pregiati delle Azzorre
Arinto dos Açores, uno dei vini più pregiati delle Azzorre

Arinto dos Açores, Terrantez do Pico e Verdelho maturano in questi recinti e arrivano in cantina con acidità affilate, profili agrumati, una materia chiara che Maçanita governa con acciaio e legni misurati, soste sulle fecce e tempi lenti fino a ottenere bianchi tesi e profondi, salati quanto basta per evocare rocce bagnate ed erbe di costa. Un’idea molto chiara e spiazzante di isola vulcanica.

Porto Santo, sabbia calcarea e viticoltura di resistenza

Porto Santo porta in campo i connotati dell’isola antica e bassa, corpo di roccia calcarea levigata coperta da sabbie chiare nate da milioni di conchiglie frantumate. La vite occupa soprattutto appezzamenti piccoli, spesso contigui alle case e tramandati dentro le famiglie come si tramanda una storia che coincide esattamente con un pezzo di terra. I ceppi di Listrão e di Caracol crescono rasenti al suolo e le radici cercano spazio in un terreno poroso.

Edoardo Ligabue tra le vigne di Porto Santo
Edoardo Ligabue tra le vigne di Porto Santo

L’insieme descrive una viticoltura di resistenza, con superfici ridotte ed età della vigna che raggiunge e supera quella dei proprietari, mentre il paesaggio conserva le tracce di una stagione agricola più estesa e oggi convive con turismo e altri usi.

Profetas e Villões, il patto tra Maçanita e le famiglie delle isole

Per poter vinificare, Maçanita costruisce alleanze con le famiglie che curano quei filari, accordi spesso orali basati, oltre che sugli acquisti regolari, sull’ascolto reciproco e sul rispetto per i ritmi dell’isola e per la memoria dei luoghi. Da qui nasce la Companhia de Vinhos dos Profetas e Villões, fondata insieme a Nuno, ristoratore originario di Madeira; progetto che prende il nome dai soprannomi attribuiti dalla tradizione agli abitanti delle due isole (profeti a Porto Santo, villani a Madeira) e li porta in etichetta come coppia inseparabile.

Edoardo Ligabue, Nuno Faria e Antonio Maçanita
Edoardo Ligabue, Nuno Faria e Antonio Maçanita

Listrão dos Profetas, Caracol dos Profetas, Tinta Negra delle vallate umide e Vinho da Corda, che recupera un metodo antico di concentrazione del mosto, compongono una gamma che pesca in parcelle minuscole, pochi filari per volta, appezzamenti grandi quanto un orto, con tirature nell’ordine di poche migliaia di bottiglie nelle annate generose.

Dalla cantina privata alla Versione di Gunter, la rotta italiana dell’Atlantico

In Italia le bottiglie restano inizialmente affare per pochi (curiosi) addetti ai lavori, alcuni sommelier e qualche collezionista. A un certo punto quella linea di isole incontra il percorso di Ligabue. L’emiliano, che arriva dai classici, costruisce nel tempo una cantina personale affollata di bottiglie scelte a una a una, guidato dalla sua ricerca di vie laterali. La Versione di Gunter nasce proprio da questa biografia e da un bisogno di condivisione: piattaforma digitale che somiglia a una dispensa privata aperta agli amici, catalogo corto centrato su etichette di ricerca, con il blocco portoghese a reggere l’ossatura (Azores Wine Company, Fitapreta, Maçanita Douro, i Profetas e Villões).

Vinha dos Utras, di Azores Wine Company
Vinha dos Utras, di Azores Wine Company

Tutte le referenze sul sito affidano a una pagina la parte tecnica e una porzione di storia, fotografie di muri di pietra e di sabbie bianche, dialoghi con i vignaioli e impressioni di assaggio. Chi entra in questo universo spesso sceglie l’abbonamento, entra in un gruppo che Ligabue chiama Explorer e riceve pacchi costruiti come tappe di un itinerario atlantico, con bottiglie che cambiano isola e annata e arrivano accompagnate da suggerimenti di servizio e di cucina. In questo modo il vino delle isole raggiunge la tavola con regolarità ed entra in un lessico domestico che contempla acidità taglienti, profili leggermente ossidativi e sapidità marcate.

Quando l’Atlantico entra in carta: la risposta dei ristoranti

Anche la ristorazione intercetta con rapidità questo movimento. Carte di fine dining e di hotel indipendenti affiancano Arinto dos Açores a grandi bianchi italiani e francesi, posizionano Listrão e Caracol accanto a Riesling e Chenin di territori celebri, inseriscono Vinho da Corda tra le opzioni al calice per chi cerca un vino dolce diverso dal solito. I bianchi di Pico entrano su crudi di mare e marinate leggere, su piatti vegetali che lavorano con erbe spontanee e consistenze croccanti.

I vini di Porto Santo si rivelano compagni convincenti per paste ripiene, pesci di scoglio in tegame, carni bianche in salsa. Le versioni liquorose di Madeira si confermano alleate solide per dessert importanti e formaggi stagionati.

Un filo di vino tra Emilia e Porto Santo

In tutto questo fluire di Atlantico, resta l’immagine di un’alleanza poco frequente che da un lato vede un enologo che riporta al centro dell’attenzione vigne estreme, vitigni rari e paesaggi agricoli sul bordo della distrazione collettiva; dall’altro un selezionatore che decide di legare a quei territori una parte consistente del proprio lavoro e affida a un catalogo minuscolo il compito di raccontarli a un pubblico distante. In mezzo viaggiano casse, pallet, container e chilometri di asfalto.

Azores Wine Company, uno dei principali player del vino portoghese
Azores Wine Company, uno dei principali player del vino portoghese

La scena finale è un tavolo (a Milano come in Sicilia), qualche calice e una bottiglia dei Profetas. Chi la stappa racconta la sabbia di Porto Santo e la voce ruvida di un vignaiolo anziano che mostra il proprio appezzamento. La stessa è protagonista su un tavolo di Porto Santo, in casa di una delle famiglie coinvolte in questo progetto, utopistico fino a pochi anni addietro. Il percorso tra questi due punti altro non è che una linea tenace che lega visceralmente chi coltiva, chi vinifica, chi seleziona e chi assaggia, e riassume con assoluta chiarezza il senso di questa piccola rivoluzione atlantica.

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