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The Spiritual Machine, quando il vino cerca nuove strade per raccontarsi

Alfonsa Sabatino
di Alfonsa Sabatino
12 gennaio 2026 | 09:30

Negli ultimi anni il mondo del vino sta attraversando una fase di trasformazione profonda. I consumi cambiano, le nuove generazioni si avvicinano con maggiore curiosità ad altri prodotti e molte cantine si trovano a interrogarsi su come restare sul mercato senza rinnegare la propria identità. È in questo contesto che si inserisce The Spiritual Machine, una startup torinese che ha scelto di lavorare sul confine tra tradizione e innovazione, per la creazione di alcolici personalizzati. Dopo anni di studio, osservazione e sperimentazione, il concetto è semplice: il vino può raccontarsi anche in un altro modo.

The Spiritual Machine, quando il vino cerca nuove strade per raccontarsi

The Spiritual Machine opera tra tradizione e innovazione nel mondo degli alcolici personalizzati

Un progetto che nasce dalla personalizzazione degli spirits

The Spiritual Machine nasce a Torino nel 2017 con un’idea molto chiara: offrire a chiunque la possibilità di creare la propria linea di alcolici artigianali, come gin, vermouth, amari, bitter e new spirits. Per anni il lavoro si è concentrato soprattutto sul gin, un prodotto che ha conosciuto una lunga fase di espansione anche perché, per sua natura, si presta a essere interpretato, modulato e raccontato in molti modi diversi. Oggi però è il vermouth il vero protagonista. Da una parte perché il contesto torinese, storicamente legato a questo prodotto, rende naturale esplorarne le potenzialità; soprattutto da parte di un progetto che nasce per la promozione turistica e la narrazione di un territorio. Dall’altra perché il vermouth intercetta due tendenze convergenti: la curiosità delle nuove generazioni verso prodotti a gradazione più contenuta e il bisogno, sempre più evidente, delle cantine di differenziare la propria offerta in un momento di crisi del vino. Per molte cantine, soprattutto quelle più attente ai cambiamenti dei consumi, ampliare la gamma diventa una scelta per restare sul mercato e dialogare con nuovi pubblici. Non una fuga dal vino, ma un suo ripensamento.

Il “tesoro nascosto” delle cantine

Il vermouth è composto in larga parte da vino: circa il 75% del prodotto finale. Nei prodotti più industriali questa componente tende a essere neutra, mentre nel lavoro di The Spiritual Machine l’obiettivo è esattamente opposto: valorizzare il vino di partenza e le sue caratteristiche. Qualunque qualità di vino può diventare la base per un vermouth ed essere capace di raccontare un territorio. Un approccio che permette anche di allungare la vita commerciale del prodotto, arrivando fino a quattro anni, e di utilizzare vino sfuso non imbottigliato.

The Spiritual Machine, quando il vino cerca nuove strade per raccontarsi

Per The Spiritual Machine l’obiettivo è quello di valorizzare il vino di partenza e le sue caratteristiche

«Nelle cantine esiste un tesoro nascosto», spiegano dal team di The Spiritual Machine. Sviluppare piccole quantità di prodotti diversi consente di far emergere questo potenziale e di sperimentare nuove forme di racconto. Non si tratta di sostituire il vino, ma di affiancarlo con spirits che ne amplificano il valore simbolico e narrativo. La differenziazione diventa così una scelta strategica, adottata tanto da realtà giovani quanto da cantine storiche che sentono l’esigenza di parlare a mercati diversi.

Un modello chiavi in mano

Uno degli aspetti centrali del progetto è l’approccio chiavi in mano. Sviluppare uno spirit richiede competenze specifiche, licenze e una gestione complessa del processo produttivo. The Spiritual Machine accompagna i clienti in tutte le fasi: dall’ideazione della ricetta (che però rimane di proprietà della startup) allo sviluppo delle botaniche; dalla grafica dell’etichetta alla scelta dei materiali, come bottiglie e tappi. Il lavoro viene svolto internamente, dal laboratorio al marketing, con il supporto di professionalità esterne solo per progetti particolari. Un modello che semplifica l’accesso a un mondo altrimenti difficile da esplorare per una cantina. Più che una distilleria, The Spiritual Machine si configura come una rete: un sistema che mette in connessione laboratorio interno, ricerca e sviluppo, distillerie partner e fornitori selezionati. Questo consente una flessibilità maggiore rispetto ai rapporti tradizionali tra cantina e distilleria, offrendo soluzioni su misura, anche più creative e personalizzanti. Le tempistiche variano in base al progetto: dalla produzione in poche settimane fino a percorsi più articolati che possono durare diversi mesi.

Qualche numero su The Spiritual Machine

Oggi i clienti di The Spiritual Machine sono diversi tra loro: cantine, anche storiche, che vogliono trasformare parte della propria produzione in spirits; privati, come chef e ristoranti o giovani imprenditori, interessati a ricette personalizzate; hotel e locali che desiderano una bottiglia con il proprio brand, per cui scelgono di personalizzare l’etichetta di un prodotto base. A livello geografico, è possibile un vero e proprio viaggio lungo l’Italia e oggi le etichette realizzate da The Spiritual Machine toccano 17 regioni italiane. L’obiettivo non è una crescita accelerata, ma un consolidamento progressivo, basato sulla qualità dei progetti e sulla coerenza con i territori di origine. Se il 2025 conta circa 50mila bottiglie prodotte e 50 clienti, l’obiettivo nei tre anni è di arrivare a un milione di bottiglie; circa 500 clienti con produzioni da 2mila bottiglie ciascuno.

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