PER 10 GIORNI
A Torino i piatti si ispirano ad Andy Warhol: la Pop Art arriva nei ristoranti
Per 10 giorni, dal 29 ottobre al 7 novembre, OFFissima coinvolge i locali della città con piatti in edizione limitata ispirati alle opere e alle icone dell'artista, fra ricette creative e richiami alla tradizione
A Torino, per la settimana dell’arte, Andy Warhol si siede a tavola. Dal 29 ottobre al 7 novembre torna OFFissima, alla sua ottava edizione: il Salone OFF Food Topic cambia nome e immagine, ma conserva l’idea di mettere in dialogo la cucina cittadina e la creatività. «Siamo diventati grandi» spiega Rosalia Imperato, fondatrice della manifestazione. La nuova identità accompagna la scelta di collocarsi stabilmente nella settimana dell’arte, accanto agli appuntamenti che animano Torino in quei giorni. Il tema di quest’anno sono i ritratti e le storie di Warhol. Ogni locale selezionato ha preparato una proposta in edizione limitata: un esercizio di cucina e immaginazione, ma anche l’occasione per uscire dal proprio repertorio.
A partire dal ritratto di Mao, Alberto Fluttero di AL (ristorante al Parco Dora) costruisce un piatto che richiama la cucina cinese. Brodo, brasato, pasta ripiena, maiale e crostacei, affumicature e oli aromatici si incontrano in una preparazione che interroga le etichette: tecniche e ingredienti sembrano appartenere a tradizioni separate, ma fanno parte di un patrimonio gastronomico condiviso. Il gioco di Warhol, che sottrae un’immagine al suo contesto e la trasforma in icona, diventa così un modo per guardare la cucina da un’altra prospettiva.
Dai corn flakes alla lattina Campbell's: la Pop Art arriva nei piatti
Dalla Pop Art al cibo pop il passo è breve. Da CouCou, nel Quadrilatero Romano, Luca Poccatino prende spunto dai corn flakes e dal latte, associati ai gusti di Warhol: il petto di pollo marinato nel latte, impanato nei fiocchi e fritto arriva con maionese all’aglio orsino e alla paprika, crema di peperoni e barbabietola. Da Tratto (via Andrea Doria), Luca Tomaino scompone invece l’hamburger: tartare di manzo, spuma di corn flakes canditi, crema di popcorn, bacon croccante e un milkshake alla banana. La lattina Campbell’s ispira Christian Costardi, che da Scat_to (piazza San Carlo) rilegge la panissa con fagiolo di Saluggia, midolline, lardo fresco e bacon.
Il Piemonte entra in scena anche con la cipolla ripiena di Dume in Galleria Umberto I, farcita con salsiccia di Bra e Raschera e servita su una vellutata di robiola di Roccaverano. Rapa rossa, zafferano e spirulina accendono i colori del piatto, che richiama le linee ondulate di L’Urlo di Munch nella versione di Warhol. Al San Giors a Porta Palazzo, Johnny Mazzarino firma il risotto Mickey Pop, con robiola, riduzione di vino Carema, polveri colorate e una cialda al carbone vegetale con il profilo di Topolino. Da Kadeh Meze Wine Bar, in via della Basilica, il ritratto di David Bowie suggerisce invece un lingotto di coda di bue cotta dodici ore, con pak-choi bruciato, barbabietola, pomodori arrostiti e peperoni gialli.
Dai ritratti alle icone: le interpretazioni degli chef torinesi
La serialità dei ritratti diventa una sequenza di panne cotte salate di bufala all’Ostu del Feramiù (via Baretti), accompagnate da crumble di baci di dama al parmigiano e barbabietola. Al Ristorante Solferino, nella piazza omonima, Johnny Lambs gioca con il nome dell’avvocato Agnelli e con l’agnello, proposto in tre versioni: tonnato, “albese” con zabaglione salato e cialda di parmigiano, affumicato con cenere di porri. Da Spirito Osteria, in via Corte d’Appello, Giovanni Naviglia gioca con l’idea warholiana di trasformare un soggetto in icona: la lumaca è servita con crema parmentier e cavolo nero. Da Razzo, in via Andrea Doria, Andrea Turchi si ispira invece ai colori viola, verde e bianco di un ritratto camouflage, accostando cavoli, aringa e timo.
Ci sono anche una pizza ispirata alla Venere di Botticelli, con datterino giallo, robiola di capra, salmone Sockeye e caviale di limone, e Viva Las Vegas, il gelato di Papalele dedicato a Elvis, con arachidi, banana, paprika e caramello salato. Trigo chiude il percorso con Fuori registro, uno shokupan al cacao nato da un imprevisto di forma: il riferimento è al Triple Elvis, riletto nel contrasto tra cacao extra dark, matcha, curcuma e lampone.


