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Diabete, ne soffrono in 3 milioni
Ma una buona dieta può aiutare

Diabete, ne soffrono in 3 milioni 
Ma una buona dieta può aiutare
Diabete, ne soffrono in 3 milioni Ma una buona dieta può aiutare
Primo Piano del 14 novembre 2019 | 09:43

Oggi si celebra la Giornata Mondiale; la Fondazione Barilla lancia l’allarme: ogni anno nel mondo la malattia fa 4 milioni di morti. Ma una dieta salutare e l’attività fisica possono contribuire a invertire la tendenza. Tuttavia solo il 58,6% della popolazione raggiunge l'attività fisica raccomandata settimanalmente.

Oltre 425 milioni di persone tra i 20 e i 79 anni, nel mondo, soffrono di diabete. Una malattia che causa ogni anno 4 milioni di decessi e che, nel caso di diabete di tipo 2, si sviluppa perché il corpo umano non riesce a usare in modo efficace l’insulina che produce. Anche in Italia oltre 3 milioni di persone convivono con questa malattia. Un numero che, tra il 2015 e il 2018, ha visto una crescita dei casi del 2% tra gli under 50 e del 10% nella fascia 50-69 anni.

Ogni anno il diabete fa 4 milioni di vittime nel mondo (Diabete, ne soffrono in 3 milioni Ma una buona dieta può aiutare)
Ogni anno il diabete fa 4 milioni di vittime nel mondo

Cosa si può fare per ridurre i rischi di sviluppare il diabete di tipo 2? Questo diabete è legato a filo doppio con un’anamnesi familiare, ma incidono notevolmente fattori quali sovrappeso, dieta poco salutare, ipertensione e scarsa attività fisica. Insomma, intervenendo sulle nostre scelte alimentari e aumentando l’attività fisica si potrebbe ridurre il rischio di esserne affetti. Questa, in sintesi, la fotografia scattata da Fondazione Barilla in occasione della Giornata Mondiale del Diabete che si celebra oggi. Un’analisi che rimanda a un report più ampio, dedicato ai sistemi alimentari italiani in relazione agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), che sarà presentato al Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione, che si terrà a Milano il 3 dicembre.

«Il cibo e i modelli alimentari che adottiamo hanno un impatto sul Pianeta e sulla nostra salute - spiega Anna Ruggerini, direttore iperativo di Fondazione Barilla - La Giornata Mondiale del Diabete riporta l’attenzione sull’esigenza di sensibilizzare cittadini, settore privato, esperti e decisori politici sul modo in cui produciamo e consumiamo il cibo. Per il diabete di tipo 2 sappiamo che modelli alimentari non bilanciati e poco sostenibili, obesità e una vita sedentaria sono fattori che influiscono sulla possibilità del suo sviluppo. E sappiamo anche che gli stessi modelli alimentari, oltre a fare male a noi, danneggiano l’ambiente allontanandoci dal raggiungimento dei 17 SDGs. Al Forum Internazionale della Fondazione Barilla su Alimentazione e Nutrizione, parleremo di questo, ossia del forte legame che c’è tra scelte alimentari, cibo e raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030.

Le principali cause del diabete di tipo2 sono sovrappeso, scarsa attività fisica e diete poco salutari. Lo studio su “Lo stato dei sistemi alimentari in Italia” ci mostra uno spaccato sullo stato di salute dei nostri connazionali, analizzando proprio questi tre fattori di rischio. I dati mostrano che il 58,5% degli italiani è sovrappeso, mentre guardando tra gli obesi, si scopre che nel 2016, il 28,9% degli uomini e il 32,8% delle donne tra i 45 e i 64 anni, soffriva proprio di diabete .

A questo dato si aggiunge un altro elemento che dovrebbe far scattare un campanello di allarme: solo il 58,6% della popolazione raggiunge l'attività fisica raccomandata settimanalmente. “Tutti gli indicatori – dice ancora Ruggerini – ci dicono che ci stiamo muovendo in una direzione non corretta. Siamo nel Paese della Dieta mediterranea e registriamo una delle aspettative di vita più alte. Purtroppo, però, se andiamo a guardare alla qualità della vita, i dati ci mostrano che esiste un divario e che questo sta aumentando: vuol dire che viviamo più a lungo, ma che negli ultimi anni di vita siamo meno in salute. Allontanarsi da modelli alimentari sostenibili, come la Dieta Mediterranea, vuol dire colpire la salute del Pianeta ma anche la nostra. Ecco perché serve dare vita ad una rivoluzione alimentare che parta proprio dal nostro piatto».

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