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di Alberto Lupini
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di Alberto Lupini

Cade il segreto sull’import di latte
La trasparenza fa bene a imprese e salute

Pubblicato il 07 marzo 2019 | 19:01

Non solo Italian sounding. Il Made in Italy è costantemente minacciato da frodi e taroccamenti. L’obbligo di dichiarare l’origine delle materie prime è una svolta, che si aggiunge alla nuova legge sulle etichette

Mancano ancora tutte le procedure per avere le informazioni precise: chi può presentare la domanda, a chi va fatta, con che modalità e, soprattutto, entro quanto si potrà avere una risposta. Ma è indubbio che l’avere fatto cadere il segreto di Stato su chi importa latte e prodotti caseari è una vittoria per chi pensa che la trasparenza sia fondamentale per garantire la qualità degli alimenti e la salute dei consumatori. Nonché uno strumento fondamentale per sostenere il vero Made in Italy e combattere le frodi e i taroccamenti che non riguardano solo l’Italian sounding nel mondo, perché ce li troviamo tutti i giorni anche sugli scaffali dei supermercati.

(Cade il segreto sull’import di latte La trasparenza fa bene a imprese e salute)

In un prodotto alimentare su tre fra quelli venduti da noi come prodotti in Italia, ci sono ingredienti esteri sulla cui tracciabilità e sicurezza ci possono essere diversi dubbi. E nel mondo del latte e dei formaggi questa percentuale è ancora più alta. Da qui la battaglia combattuta per anni dalla Coldiretti perché cadesse il segreto di Stato sull’import, gelosamente custodito dal ministero della Salute per tutelare le industrie di trasformazione. Lo stop che in prospettiva potremo finalmente avere all’inganno sulla provenienza di ciò che mangiamo non è però venuto dal Ministero o dalla politica, che hanno per anni lasciato cadere nel nulla le richieste di Coldiretti.

La svolta è venuta dall’iniziativa di Ettore Prandini, presidente delle imprese agricole italiane, che si è rivolto al Consiglio di Stato il quale, con una sentenza, ha finalmente negato l’esistenza di ragioni per cui debba permanere il “segreto” sul nominativo delle aziende che importato latte e derivati. Una svolta che si aggiunge alla nuova legge sulle etichette che sarà di fatto resa più certa da questa novità.

Ora bisognerà vedere in quanto tempo il ministero della Salute si attrezzerà per varare quella che sarà un’operazione di trasparenza senza pari. È prevedibile che l’industria alimentare interverrà sugli alti burocrati per cercare di bloccare l’accesso alle informazioni, ma a questo punto la responsabilità vera sarà del Ministro e dei politici se non vigileranno per spianare rapidamente la strada a quella che si prospetta come un’occasione di forte sviluppo per chi punta sull’autentico Made in Italy. E in questo Italia a Tavola sarà più che mai al fianco della Coldiretti per denunciare ogni tentativo di ostacolare la necessaria operazione di trasparenza. Non si tratta di demonizzare chi usa latte polacco invece che tedesco, basta che il consumatore lo sappia e possa decidere senza essere ingannato.

Ma la trasparenza non deve limitarsi solo a yogurt o latticini. Non a caso Coldiretti guarda avanti: lo stesso principio, secondo Prandini, dovrebbe valere infatti anche per la provenienza della frutta usata per i succhi (in molti Paesi sono autorizzati pesanti trattamenti chimici sulle piante, che da noi sono invece vietati...) o della carne impiegata nei salumi, prosciutti o speck in primis. Anche qui, se la politica continuerà a latitare, ci attendiamo sentenze per abbattere i segreti sull’importazione.

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