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“Mafiosi al pistacchio”
Scoppia la polemica a Taormina

“Mafiosi al pistacchio” 
Scoppia la polemica a Taormina
“Mafiosi al pistacchio” Scoppia la polemica a Taormina
Pubblicato il 22 agosto 2019 | 16:23

Nella località siciliana una pasticceria utilizza nomi discutibili per i suoi dolci più pregiati. C’è chi, a ragione, non gradisce ritenendolo un espediente per conquistare clienti in modo grottesco.

Il locale in questione è quello di Roberto, conosciuto da tutti come “il re dei cannoli” e i dolci incriminati sono i “mafiosi al pistacchio” e “cosa nostra alle mandorle”. Gettonatissimi tanto che pure su TripAdvisor (e dove se no…) è nato un gruppo di fan per recensirli ed esaltarli.

I dolci della pasticceria di Taormina (Mafiosi al pistacchio Scoppia la polemica a Taormina)
I dolci della pasticceria di Taormina (sikilynews.it)

La polemica è stata svelata da Repubblica che entra anche nel dettaglio dei dolci. I “mafiosi al pistacchio”, sono ricoperti da mandorle intere all'esterno e all'interno con un cuore di pura pasta di pistacchio. “Cosa nostra alle mandorle” è invece l'appellativo riservato ad alcuni dolcetti tipici della tradizione siciliana. Questi prodotti di pasticceria sono recensiti anche nei siti e nelle guide specializzate.

«Chiameremo il commerciante - spiega a Repubblica il sindaco di Taormina Mario Bolognari - e chiederemo di togliere i nomi ai pasticcini “mafiosi al pistacchio” e “cosa nostra alle mandorle”. Questo tipo di messaggi nelle vetrine dei negozi non mi piacciono e non devono essere utilizzati a Taormina. Adesso l'assessore al Commercio farà tutti i passaggi necessari per evitare che si ripeta quando successo nel comune che amministro».

«Mi spiace che io non me ne sia accorto - aggiunge il sindaco - la pasticceria è in una via secondaria, sia pure del centro storico. Quello che mi rammarica di più è che la segnalazione sia avvenuta da alcuni studenti palermitani. Nel capoluogo in questi ultimi anni si è registrata una maggiore sensibilità sui temi della lotta alla mafia. I miei cittadini mi segnalano qualche sacchetto per strada, qualche disservizio, ma nessuno mi aveva segnalato questa vetrina. È questa la cosa più spiacevole. Nella Sicilia orientale la strada da percorrere è ancora lunga».

«Lo sfruttamento di nomi che richiamano la mafia è un business che provoca un pesante danno di immagine al Made in italy sfruttando - afferma Ettore Prandini, presidente della Coldiretti - gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose, banalizzando fin quasi a normalizzarlo, un fenomeno che ha portato dolore e lutti».

© Riproduzione riservata

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