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di Federico Biffignandi
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Fermi tutti, parlano i giovani
Nelle piazze italiane per tutelare la Terra

Fermi tutti, parlano i giovani 
Nelle piazze italiane per tutelare la Terra
Fermi tutti, parlano i giovani Nelle piazze italiane per tutelare la Terra
Primo Piano del 15 marzo 2019 | 15:31

Nessuno dei “grandi” (per età anagrafica o per posizioni istituzionali) li aveva davvero coinvolti, forse per vigliaccheria, eppure gli studenti sono scesi in piazza, coscienziosi e determinati per chiedere più attenzione ai cambiamenti climatici in atto in tutto il mondo.

In Italia sono state 182 le piazze coinvolte da manifestazioni pacifiche sul tema, ma in tutto il mondo ci si è attivati per quello che è stato definito lo "Strike4Climate". Ad accendere la miccia era stata un’altra giovanissima, la 16enne svedese Greta Thunberg, che aveva lanciato questo appello: «Non vogliamo le vostre speranze, vogliamo che vi uniate a noi.

(Fermi tutti, parlano i giovani Nelle piazze italiane per tutelare la Terra)

Questo sciopero viene fatto oggi perché i politici ci hanno abbandonato. Conoscono la verità sul cambiamento climatico e ciononostante hanno ceduto il nostro futuro agli approfittatori, il cui desiderio di denaro veloce minaccia la nostra esistenza».

Due concetti forti e contro le abitudini dei tempi: la voglia di agire e di mettere da parte le “speranze” nel destino e l’unione. Giovani e meno giovani, ricchi e meno ricchi, cittadini del mondo. Come a dire: siamo tutti protagonisti, vittime e padroni del nostro destino. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha commentato: «Tanti giovani ricordano a tutti e chiedono a tutti e soprattutto alle istituzioni, di agire per difendere il clima e l'ambiente sulla terra».

100mila a Milano, 30mila a Roma, 10mila a Firenze, 3mila a Bologna. La quantità di ragazzi scesa per le strade sfiora il milione secondo le prime stime. Ma questa volta, al di là della quantità, è la qualità della “protesta” a fare la differenza. Nessun tafferuglio, nessun pretesto politico, nessuna ideologia e nessun fanatismo. I giovani sembrano avere ben chiara la situazione e sembra che sappiano esattamente cosa sia necessario fare. Si assumono le proprie responsabilità, ma chiedono aiuto ai grandi che devono decidere. Memori di aver ereditato una società a rischio collasso economico, figlia di un consumismo probabilmente scriteriato, i ragazzi di oggi vogliono intervenire tempestivamente sulla questione clima. Loro, che non si sentono più solo “il futuro”, ma anche - o forse soprattutto - il presente.

Un ultimo appello quello mosso dai giovani, pieno di speranza (“Siamo ancora in tempo”, si leggeva su alcuni striscioni), ma anche urgente (“Pazienza niente”) perché “Ci avete rotto i polmoni”. Insomma, i giovani si sono svegliati quando nessuno se lo aspettava e il mondo non può più stare a guardare. “E se potessi cambiare il mondo lo farei domani” canta uno dei rapper idolo delle nuove generazioni, quell’Anastasio vincitore di X-Factor che raccontava nella sua “La fine del mondo” la difficoltà dei ragazzi di stare alle regole di questa società impazzita. Oggi però, hanno deciso di “scendere dal letto” e dare una scossa per cambiare quello stesso mondo prima che “finisca lentamente”. Le reazioni dei “grandi” sono state tiepide, forse spiazzati da tanta convinzione. Ora però la palla, bollente quanto il clima degli ultimi anni, passa anche a loro.

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Alberto Lupini


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